I primati ospiti del centro Tacugama Chimpanzee Sanctuary in Sierra Leone sarebbero minacciati dall’Ebola, oltre che dalla presenza dell’uomo che li caccia per la carne o per trasformarli in animali da compagnia. L’allarme è stato lanciato da Dalila Frasson, che da tempo svolge il ruolo di etologa in Africa, mentre per anni ha collaborato con il Parco Natura Viva di Verona come custode di 17 scimpanzé. Ora la donna sta ripartendo nuovamente verso la nazione africana, dove la realtà preoccupante del virus è tangibile, tanto da minare anche la salute delle stesse scimmie. In un confronto con Elena Livia Pennacchioni di Parco Natura Viva, per il V Convegno nazionale della Ricerca nei Parchi dove l’etologa è stata relatrice, è emerso come la Sierra Leone sia uno dei tre focolai del virus.

Nonostante quella sia una zona piuttosto calda, insieme a Guinea e Liberia, il santuario sembra per ora solo sfiorato dall’infezione. A differenza della precedente epidemia del 2000 in Uganda, quando intere colonie di scimpanzé perirono per via di Ebola. Il rifugio è collocato all’interno di una foresta, quindi fuori dallo spazio controllato vivono molti animali selvatici. Ma Dalila Frasson conferma che, nonostante la grande diffusione del virus, anche in zone mai toccate prima Ebola sta convogliando la sua forza principalmente sull’uomo, risparmiando in parte gli animali. All’interno del santuario sono moltissime le scimmie salvate da realtà casalinghe, come ad esempio Tom, che ha vissuto per 30 anni in una sala da pranzo: ritenuto aggressivo, è stato quindi ceduto al santuario.

Gli 87 ospiti della struttura sono in realtà animali traumatizzati o vittime del bracconaggio, che il santuario cura con passione e affetto. La presenza del virus ha però circoscritto il campo d’azione dello staff che non può più allontanarsi dalla struttura, neppure per monitorare le tagliole poste dai cacciatori o salvare esemplari liberi in difficoltà. Vietato inoltre rifornirsi ai mercati di zona e le ricerche sul campo. Un compendio di impedimenti che ha ridotto del 30% il reddito del santuario, che sopravvive grazie alle donazioni e all’adozione a distanza degli scimpanzé. L’etologa aggiunge come che il pericolo per l’uomo si presenti in particolare in ospedali e realtà non attrezzate, anche dal punto di vista igienico, mentre l’Italia possiede tutti gli strumenti per contrastare un eventuale presenza infettiva.

6 novembre 2014
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QN
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