I cani statunitensi eventualmente entrati in contatto con malati di ebola non verranno, almeno in queste prime fasi, soppressi. È quanto si apprende dalle strategie messe in atto per contenere il primo contagio interno negli USA, quello di un’infermiera che ha assistito uno dei pazienti poi deceduto. A differenza della vicenda di Excalibur, il quadrupede spagnolo soppresso dopo l’infezione della sua proprietaria, l’esemplare a stelle e strisce sarà utile per comprendere come il virus si comporti negli animali e se la trasmissione all’uomo sia possibile.

Il tutto accade a Dallas, una delle città statunitensi che hanno gestito i primi pazienti di ebola giunti dall’Africa agli States. A quanto pare un’infermiera, le cui generalità non sono ancora state rese note, sarebbe risultata positiva al virus nonostante le misure di precauzione prese. Un caso praticamente sovrapponibile a quello spagnolo, i cui esiti sul destino degli animali sarà però diverso.

Le autorità locali hanno disposto l’isolamento della casa della donna, inoltrando poi sul posto una squadra specializzata in contaminazioni per la pulizia e la disinfezione di ogni ambiente. Agli abitanti del vicinato, inoltre, è stato distribuito un opuscolo per spiegare quali siano i rischi – comunque remoti, poiché ebola non si trasmette per via aerea ma con il contatto con fluidi corporei – nonché la necessità di monitoraggio da parte di un team sanitario appositamente pensato a questo scopo. Quindi si sono ricostruite le relazioni della paziente, per scoprire chi fosse eventualmente esposto al pericolo. Durante il periodo della possibile infezione, la donna avrebbe avuto contatti diretti solo con un’altra persona e il suo cane. L’uomo sarebbe già sotto continuo monitoraggio, mentre l’animale è stato trasportato in un centro attrezzato sia per scoprire l’eventuale contagio che per capire se una possibile positività possa essere un rischio per l’uomo. Così spiega il primo cittadino della città di Dallas, Mike Rawlings:

Il cane è estremamente importante per la paziente e vogliamo rimanga al sicuro.

Yolanda Eisenstein, un’esperta di diritto e protezione animale, nonché professoressa associata presso la Southern Methodist University Dedman School of Law, ha applaudito lo sforzo delle autorità, commentando:

Se il cane non potrà trasferire il virus alle persone, non vedo alcuna ragione di sopprimerlo se non per alimentare paranoia.

Al momento, non è ancora chiaramente noto se gli animali domestici possano trasferire il virus dell’ebola all’uomo. Uno studio condotto in Africa nel 2005, su un campione mediamente ridotto di esemplari, avrebbe dimostrato come i cani possano risultare positivi al virus, senza però sviluppare sintomi letali. La questione è quindi comprendere se l’eventuale contatto con i fluidi biologici di un quadrupede positivo possano rappresentare un rischio, fatto che si cercherà di iniziare a chiarire proprio dall’osservazione del cane di Dallas.

13 ottobre 2014
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