Earth – Un giorno straordinario: intervista con il regista Richard Dale

Il 22 aprile prossimo si celebra la Giornata della Terra (Earth Day), un evento internazionale che intende sensibilizzare gli abitanti di tutto il mondo sulla salvaguardia del nostro Pianeta. Proprio in occasione di questa giornata uscirà nei cinema italiani “Earth – Un giorno straordinario”, seguito di Earth che tuttavia differisce dal primo lungometraggio per la sua attenzione a una singola giornata sulla Terra, seguendo il sole dall’alba al tramonto e intrecciando le storie di tanti animali. Il film, che in italiano ha la voce narrante di Diego Abatantuono, è stato diretto da due registi di eccezione, Richard Dale e Peter Webber, due fuoriclasse che hanno accettato la sfida della BBC e si sono messi alla guida di questa opera cinematografica, complicatissima da realizzare quanto bellissima e avvincente da vedere.

Abbiamo avuto l’opportunità di intervistare Richard Dale, uno dei registi di “Earth – Un giorno straordinario”, ecco che cosa ci ha detto:

Quali difficoltà ha incontrato nel realizzare un film tanto complesso come “Earth, un giorno straordinario?”

Sono un regista dal background davvero vario: dirigo drammi, film, documentari. Di solito non con gli animali. La cosa più difficile per un regista è proprio realizzare film con gli animali, perché non li puoi dirigere come faresti di solito. Non possiamo controllare nulla di quel che faranno. Perciò, tutto quello che possiamo fare è riprendere il loro comportamento, scegliendo il modo con cui riprenderlo e la migliore inquadratura.

Credo ci siano sostanzialmente due difficoltà principali: una è la difficoltà pratica nel riprendere gli animali. L’altra difficoltà, ancor più grande, è capire innanzitutto perché girare un film sugli animali. Se sei davvero interessato al comportamento animale, probabilmente ne sai già molto. E non volevo realizzare un film per le persone già interessate agli animali, volevo creare un film per le persone come me, che normalmente non pensano troppo al mondo che ci circonda. Con questo film vorrei che le persone vedano il mondo in un modo nuovo, come se lo stessero vedendo per la prima volta, e realizzino che tutto quel che ci circonda è stupefacente. La sfida per me è stata realizzare una storia su di noi, tanto quanto è una storia sugli animali.

Come è stata la collaborazione con l’altro regista Peter Webber?

Peter in realtà è stato coinvolto nel progetto prima di me e la collaborazione ha funzionato molto bene, perché Peter si è occupato del concept, della decisione di raccontare la storia di un singolo giorno. Io sono stato coinvolto quando stavamo iniziando le riprese e, in particolare, nell’editing del film. Quindi mi sono occupato dei dettagli pratici, del come raccontare le storie individuali, quali creature riprendere, come ci sarebbe piaciuto filmarle e quel che davvero avremmo voluto dire con queste storie.

Ad esempio, quando abbiamo filmato le efemere, degli insetti davvero particolari, abbiamo voluto raccontare una storia in un certo senso poetica della loro intera vita, in poche ore della giornata. Abbiamo collaborato per raccontare non solo la storia della loro incredibile giornata, se così si può dire, ma anche come, infine, donano la vita in un modo poetico. Mentre si avvicinano alla morte rappresentano la speranza e l’arrivo di una vita. Quindi, oltre alla storia di loro come animali, c’è un secondo livello del racconto, ovvero loro come metafora della vita. Di solito essere un regista è un lavoro davvero solitario: collaborare con un regista dalle abilità diverse è stato davvero divertente.

Pensa che un documentario come il suo possa contribuire a sensibilizzare le persone su problemi come la biodiversità e la conservazione della Terra?

Lo spero davvero. Non abbiamo voluto fare un film con un messaggio deliberato sulla protezione ambientale e della natura. Se avessimo affermato chiaramente che “questo è un pianeta davvero bello, ma lo stiamo rovinando” non avremmo raggiunto un pubblico vasto. Avremmo comunicato con un pubblico che già crede in quel che gli racconti. Ti guardano perché già sanno che c’è un problema e questo conferma le loro credenze. Ritengo sia molto più importante cercare di raggiungere le persone che non stanno considerando l’esistenza di un problema ambientale o di biodiversità.

Abbiamo creato un film che fosse come le pubblicità, scherzavamo dicendo che questo film è una sorta di annuncio turistico per la Terra: “Se potessi andare su qualsiasi pianeta, quale sceglieresti?”. E volevamo che la risposta fosse sempre: “Beh, andremmo sulla Terra!”. È fantastico. Volevamo che “Earth – un giorno straordinario” ti facesse sentire meglio uscito dal cinema, ti facesse sentire davvero energizzato e ispirato dal mondo intorno a te. Quindi spero che il film possa fare la differenza per le persone, ma abbiamo cercato di farlo in modo indiretto, per così dire.

Fatta eccezione per i soliti canali dedicati, i documentari sulla natura e sulla conservazione sono rari in TV, almeno in Italia. Perché crede questi argomenti non trovino più spazio nella TV generalista?

Il discorso è differente da paese a paese. Nel Regno Unito, ad esempio, vi è molta natura in televisione. E in realtà, come conseguenza di questo, non molte persone vanno al cinema a vedere documentari. Mentre altrove, in Germania ad esempio, ci sono meno documentari in televisione e dunque un maggior interesse nel guardare film di questo tipo al cinema. Quel che stiamo cercando di fare con “Earth – Un giorno straordinario” è offrire un’esperienza genuinamente cinematografica. Ed è per questo che abbiamo realizzato un prodotto che potesse sembrare un film d’azione. Non mi piace pensare al film come un documentario, mi piace vederlo come un film d’azione sulla Terra, un film sulla Terra.

Per tornare alla tua domanda: credo sia un davvero un peccato non avere tanto spazio per i documentari naturalistici, perché vi sono talmente tanti canali e, almeno nella mia esperienza, vi sono gli stessi tipi di materiali su tutti questi canali. Trovo che possa aver senso uno spazio maggiore per i documentari, forse nel futuro quando società come Netflix, Amazon e Apple diverranno più rilevanti in questo settore, vi sarà più attenzione a questo genere. Proprio la spinta di nuovi player potrebbe stimolare i canali generalisti nell’includere più documentari. La verità è che alle persone piacciono molto, le persone vogliono vedere film che possano fornire loro una visione differente sul mondo. Mi piacerebbe vederne di più, ma è un mercato difficile.

Se le venisse chiesto di realizzare un sequel per “Earth – un giorno straordinario”, accetterebbe?

Accetterei sicuramente, ma direi di aspettare altri 10 anni. Credo che serva avere qualcosa di nuovo da dire, e un nuovo modo per girare, prima di tornare di nuovo sul tema. Sono passati 10 anni da quando abbiamo realizzato “Earth”, il primo film, nel frattempo abbiamo avuto una rivoluzione nella tecnologia di ripresa. Ho bisogno di qualcosa di nuovo da dire e condividere sul Pianeta e sugli animali, dunque penso ci vorranno 10 anni prima che accada.

12 aprile 2018
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