In occasione dell’Earth Day 2016 e la firma a New York dell’accordo sul clima pubblichiamo un intervento dell’ex Ministro dell’Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio che fa il punto sul post referendum e il futuro delle rinnovabili in Italia.

Dopo 13 milioni di Sì, ora l’Italia è NoTriv

Mi è stato fatto notare durante alcune interviste nei giorni scorsi  che sono stato l’unico ex ministro dell’Ambiente impegnato fin da subito per i referendum contro le trivellazioni. Abbiamo raccolto 50.000 firme e le abbiamo fatte consegnare ai presidenti dei consigli regionali, ho fatto dibattiti, pubblicato con Angelo Consoli (direttore dell’Ufficio Europeo di Jeremy Rifkin) un libro di ben 400 pagine dal titolo “Laudato Sì, Trivelle No” scaricato gratuitamente in rete da oltre 12.000 persone. E ancora ho ottenuto l’appello per il Sì di Marco Pannella, con mio estremo piacere molto ripreso dai media, e infine presentato in diretta su Radio Radicale,Teleambiene e altri siti il venerdì sera prima del silenzio elettorale, il documentario Italian Offshore che svela gravi inquinamenti causati dalle piattaforme petrolifere a mare, denuncia poi anche rilanciata dall’Espresso.

Ne è valsa la pena? E non c’era il rischio di ulteriori ripicche da parte delle lobby petrolifere? Certo. Sono un sostenitore di una visione del futuro fatta di energie rinnovabili e mi oppongo alle trivellazioni nei nostri mari fin dalla fine degli anni ’80  quando salvammo la costa di Amalfi dalle piattaforme della Elf ottenendo poi dal Parlamento la prima norma NoTriv

Se qualche mese fa mi avessero detto che gli italiani schierati contro le trivellazioni, che hanno rinunciato a una fetta di domenica di sole e di gite per andare a votare, sarebbero stati oltre 13 milioni, ci avrei messo la firma. Certo, poi una volta in campo si punta a vincere al massimo e speravo nel quorum.

Ma a me pare che il governo, durante la corsa, abbia capito che avrebbe “perso” e si è ritirato dal campo di gioco. Ha preferito far saltare il tavolo per non essere sconfitto in un gioco leale sostenendo ilN0 all’abrogazione della norma di regalo ai petrolieri che avevano votato pochi mesi fa.

Hanno perso perché non hanno vinto con un “No”, a difesa delle trivelle e delle loro scelte.

Hanno perso nelle urne 85 a 15. Una disfatta. E chi non vota non conta anche se questa vecchia regola del quorum (messa quando andava al voto il 90% degli elettori e non il 55% di oggi) consente di barare.

In pratica sul 55 % che vota il  32% è andato a votare e un 23% ha preferito la più comoda via del restare a casa. Anche in questo caso l’appello astensionista del governo ha perso con 32 a 23.

Inoltre il non voto è controllabile e non sono poche le piccole realtà dove gli uomini vicino al governo hanno imposto di non votare controllando chi si recava  ai seggi.

È bastato  incentivare l’astensione, già molto diffusa, più un pò di pressioni locali per  annullare la volontà anche di oltre 13 milioni di cittadini attivi e motivati. Per questo, non direi che abbiamo perso. Avremmo perso se i “No” fossero stati più dei “Sì”.

L’astensione significa bucare il pallone per non perdere la partita in campo.

Inoltre, bisogna ricordare che sui sei quesiti referendari che le Regioni, per la prima volta nella storia repubblicana avevano presentato, il governo ha fatto retromarcia su cinque. Per esempio, ora sono di nuovo vietate le trivellazioni entro le 12 miglia.

E dopo le magagne venute fuori grazie alla campagna referendaria credo dovranno chiudere tutte le piattaforme obsolete o con concessioni scadute prima che lo faccia la magistratura. In pratica la politica pro-fossili del governo esce sconfitta e sconfessata.

Dopo 13,340.000 “Sì” non credo che Matteo Renzi potrà parlare più di comitatini. E sono anche convinto che le compagnie petrolifere preferiranno lasciare in pace mari e campagne italiane.

Già dal 22 aprile, l’Earth Day, quando all’Onu firmeranno l’accordo sul clima e proclameremo a Roma i vincitori della settima edizione del premio alle più belle foto dei parchi italiani avremo l’occasione di chiedere al governo di riprendere la strada del solare.

22 aprile 2016
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