Molte cose si stanno muovendo attorno al lavoro sulle LENR di Andrea Rossi e la sua Leonardo Corporation. Fra le attività vi segnaliamo oggi quella della Fusion Catalyst, gruppo di ricerca no profit statunitense che sta cercando di replicare nei propri laboratori il celebre E-Cat. Obiettivo? Capirci qualcosa sull’effettivo funzionamento della fusione fredda e magari «catalizzare» dei fondi sulle ricerche.

Bastiaan Bergman, uno dei fondatori dell’associazione, ha recentemente rilasciato un intervista a E-Cat World che giudichiamo interessante. Da un punto di vista dell’analisi delle attività della stessa Fusion Catalyst notiamo come siano impegnati soprattutto:

  • nel replicare un reattore E-Cat a partire dalle immagini viste nei video dei test organizzati da Rossi;
  • un progetto opensource per scoprire un catalizzatore delle reazioni efficace;
  • la creazione di un team preparato, con esperti in diversi settori della ricerca: dalla chimica alla fisica, passando per l’informatica.

Ma, interessante è anche vedere lo stato delle ricerche attuali, in quanto ci raccontano alcuni spunti interessanti per capirci di più sull’invenzione di Rossi. Sintetizzando possiamo dire che, Bergman sta lavorando con diversi tipi di polvere di nichel e ha provato – crediamo con scarsi successi – soltanto catalizzatori economici come la grafite.

Più successo si aspetta di trovare con agenti tipo il palladio, la cui reperibilità però richiede mezzi economici superiori alle possibilità dell’associazione.

Soprattutto, però, Bergman esclude quasi categoricamente che Andrea Rossi utilizzi radiofrequenze per controllare o catalizzare le reazioni di fusione fredda. In questo senso, nessun esperimento in questa direzione è stato realizzato dalla Fusion Catalyst.

Per concludere, il progetto sembra come detto interessante. Se portato avanti seriamente potrebbe riuscire a chiarire una volta per tutte se dentro l’E-Cat avvenga davvero la tanto agognata fusione fredda.

3 agosto 2012
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I vostri commenti
RenatoG, lunedì 6 agosto 2012 alle15:11 ha scritto: rispondi »

Grande @ziobibbo  , però guarda che l’articolo giornalistico dice quello che succede , ma non entra nel merito di quello che sarà …..La cosa buona , rispetto ai misteri Rossigni , è che il progetto è sulla carta : open-source ,La cosa cattiva , è che anche loro vanno alla ricerca di “fondi” …..Son finiti i tempi in cui i veri scienziati si chiudevano nei laboratori e ne uscivano solo con i risultati tra le mani , spendendo e rischiando di proprio !!!!!!!!!

Ziobibbo, lunedì 6 agosto 2012 alle13:01 ha scritto: rispondi »

In altre parole, ci hanno provato e non hanno trovato nulla. E voi spacciate la notizia come "grande interessamento della comunità scientifica", dunque come prova che dietro c'è qualcosa. E invece, al momento, dietro non c'è proprio nulla, se non una BURLA per tutti i creduloni che saranno pronti a dare il numero di carta di credito al peracottaro di turno. Vediamo quanto ci cascano, prima di metterli dentro, Rossi e il suo nuovo compagno di merende, altro truffatore di professione.

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