In questi ultimi mesi si è parlato molto della fusione fredda secondo Andrea Rossi. Noi stessi abbiamo seguito la vicenda con vari articoli e speciali, arrivando fino alle immagini del prototipo di E-Cat da 1 MW e ai test svedesi per verificarne il reale funzionamento. Adesso vogliamo prendere in esame gli aspetti futuri, i cambiamenti che un’invenzione di tale portata potrebbe comportare per il nostro pianeta e il nostro concetto di “energia“.

Il funzionamento alla base dell’E-Cat è una combinazione di nichel e idrogeno, che sembrerebbe garantire energia “termica” chiaramente superiore a quella impiegata per il suo funzionamento. Dai primi test di gennaio al divorzio con la società greca che avrebbe dovuto produrre l’invenzione ne sono accaduti di eventi, tra cui l’interessamento della NASA e l’accordo che sembra ormai definitivo con l’americana Ampenergo.

Guardiamo adesso però a un ipotetico futuro: come potrebbe cambiare il mondo nel caso l’E-Cat diventasse finalmente realtà? Le prospettive suonano piuttosto interessanti. Innanzitutto il riscaldamento di abitazioni, scuole, uffici diventerebbe estremamente più economico, proprio per il fatto che dall’invenzione di Rossi si ricava direttamente energia in forma di calore. Perfettamente in grado quindi di sostituire i “classici” sistemi a carburanti fossili.

L’intensità di calore generata dell’E-Cat può essere poi sfruttata per alimentare impianti di desalinizzazione delle acque, di estrema importanza per quei paesi con risorse idriche potabili scarse e a rischio siccità. Anche a loro potrebbe a quel punto essere garantita la coltivabilità dei terreni e di conseguenza una maggiore autonomia alimentare ed economica.

Nei paesi che al contrario registrano climi particolarmente rigidi, il freddo che impedisce di produrre ortaggi e coltivazioni, maggiormente diffuse in aree temperate, potrebbe essere sconfitto dall’invenzione di Rossi. a essere sfruttato in questo caso sarebbe un principio già applicato in Islanda, dove l’energia geo-termica viene impiegata per riscaldare le serre in cui si coltiva la soia.

In più, particolarmente utile sempre nei paesi nordici, ma in generale in tutti quelli potenzialmente colpiti da intense nevicate, l’impiego dell’E-Cat per riscaldare le strade e quindi garantire agli automobilisti condizioni di guida più sicure durante i periodi invernali. Indubbia anche la possibile utilità anche sulle piste di atterraggio degli aeroporti, dove i rischi per la sicurezza dei passeggeri sarebbero sensibilmente ridotti.

Se le stime di Andrea Rossi dovessero poi dimostrarsi esatte anche su questo punto, tra uno o due anni per l’E-Cat si parlerà di produrre direttamente anche energia elettrica, con tutto quello che ne potrà conseguire in termini di risparmio energetico per l’illuminazione stradale, degli edifici pubblici e ovviamente in generale per l’impiego domestico e statale. Energia pulita a costi contenuti quindi, per un futuro sempre meno legato a petrolio, carbone e centrali nucleari pericolose e inquinanti come quelle di Fukushima e Marcoule.

22 settembre 2011
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I vostri commenti
Alfiobellocchi, martedì 1 novembre 2011 alle13:54 ha scritto: rispondi »

signorClaudio Negri che prove hà da essere deluso, ci vorra del tempo per aprontare  le necessari macchinari lunica cosa che può dire è che non sanno fare miracoli , ci vorrebbe molto denaro, non ci rimane che ringraziare, chi si inpegna per un futuro migliore 

Alfiobellocchi, martedì 1 novembre 2011 alle13:40 ha scritto: rispondi »

signor Rossi la la scoperta di questa nuova forma di energia è ecezionale, non vedo il momento che si possa utilizare in massa, sono disposto a utilizarlla e diffonderla spero che accada al più presto possibile  

Dario, martedì 4 ottobre 2011 alle16:57 ha scritto: rispondi »

SPERIAMO SIA VERO!INTANTO PASSIAMO PAROLA TUTTI DEVONO SAPERE CHE ESISTE E-CAT

Robig, giovedì 22 settembre 2011 alle10:21 ha scritto: rispondi »

Aspetterei di vedere se funziona prima.

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