E-Cat: dopo il test, nuovi e vecchi dubbi sulla fusione fredda

“Tutto bene, tutto alla grande”, questo è il resoconto unanime di chi ha partecipato al test del 28 all’impianto E-Cat da 1 MW a Bologna. Tutti soddisfatti, soprattutto Andrea Rossi e i tecnici inviati dal cliente misterioso per controllare lo sviluppo di quella che era nata come la cosiddetta rivoluzione della “fusione fredda”.

Le polemiche, però, non si sono placate ed era evidente che sarebbe stato così. Il test è stato tutt’altro che pubblico: hanno partecipato soltanto un ridotto numero di esterni, tutti regolarmente invitati dallo stesso Rossi. Questi stessi invitati non avrebbero potuto osservare i dettagli dell’evento.

Una descrizione “alla buona”, ma sufficientemente precisa dell’esperimento l’ha data Passerini sul suo blog:

C’erano due serbatoi d’acqua uno accanto all’altro, a occhio e croce di 1 metro cubo ciascuno (per un totale di circa 2000 litri d’acqua), senza lato superiore (cioè aperti) e comunicanti tra loro. Alla base di questi serbatoio partivano due condotte che immettevano acqua ai moduli nel container. Su tali condotte erano presenti manometri e contatori di portata.

Il vapore usciva dal container attraverso un grosso tubo (direi sui 20-30 cm di diametro) e veniva convogliato a due grossi dissipatori, non visibili dietro schermi di compensato, che facevano molto rumore.

Dai dissipatori il vapore, condensato in acqua tornava tramite due condotte nei serbatoi.

La misura della temperature avveniva tramite due sonde, un’immersa nel serbatoio dell’acqua, l’altra inserita nella condotta del vapore appena fuori il container.

Gli osservatori, come già detto, non hanno potuto girare liberamente e ispezionare i macchinari. A livello di prova quindi il test può ritenersi assolutamente nullo. Ma lo stesso Passerini, entusiasta di far parte del gruppo dei presenti all’evento, ha precisato più tardi:

Il test non era costruito per convincere nessuno. Più di 1000 dietrologie parla il fatto che Rossi alla fine, ha fatto entrare nei locali della EON SRL chi era venuto a osservare da fuori.

Le polemiche, però, le lasciamo da parte. Finché nessun E-Cat verrà messo in mano a un’Università, non si potrà superare lo stadio di disputa fra opinioni; ed è fin troppo facile sposare un partito o l’altro (non esiste, a tutt’ora, pericolo di smentita). Se, però, ci fosse davvero una grande azienda industriale interessata a produrre commercialmente sistemi di produzione energetica tramite reazione LENR basati sul lavoro di Andrea Rossi, i nodi dovrebbero venire al pettine quanto prima.

Ci chiediamo, allora, piuttosto: chi si cela dietro questi misteri? Qual è il nome di questa importante azienda statunitense? Fino a che punto è rimasta soddisfatta da quanto avvenuto a Bologna?

31 ottobre 2011
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I vostri commenti
Giovanni, martedì 1 novembre 2011 alle11:26 ha scritto: rispondi »

Perchè gli scienziati conoscono bene l'effetto dei catalizzatori in chimica e negano che possano esistere in ambiente nucleare?

G.G., lunedì 31 ottobre 2011 alle16:19 ha scritto: rispondi »

Non c'è alcuno motivo per cui questo dispositivo non "potrebbe" rappresentare un nuovo modo di enegia. Il problema sta nel trasformare il "condizionale" in "indicativo" ;-)

Oscar Galli, lunedì 31 ottobre 2011 alle15:13 ha scritto: rispondi »

Sarà tutta una montatura, ma ci sono esempi che (al tempo) iniziarono la produzione senza alcuna evidenza teorica. Nel 1847, Ascanio Sobrero, a seguito di un primo insuccesso ad opera di un chimico tedesco Christian Friedrich Schönbein, ripeté in Italia l’esperimento della sintesi di nitrocellulosa, con la variante dell’aggiunta della glicerina. Sobrero mise due gocce in una provetta e la riscaldò, ma la piccola esplosione che ne scaturì durante l’esperimento danneggiò il laboratorio, così decise di interrompere gli esperimenti e non volle più saperne; in seguito questa mistura prese il nome di nitroglicerina, altrimenti detta trinitrina. Sobrero, per esibire agli altri scienziati la consistenza della nitroglicerina, ne poneva una goccia su di un’incudine e la batteva con un martello, mostrando che questo, per lo scoppio, veniva lanciato via.Nel 1867, Alfred Nobel scoprì che la nitroglicerina, miscelata con la farina fossile, avrebbe trasformato il liquido in una pasta che poteva essere plasmata in canne di dimensioni e forma idonea per l’inserimento nei fori di perforazione, brevettando poco dopo questo materiale sotto il nome di dinamite Per quale motivo questo dispositivo non potrebbe rappresentare una nuovo modo di produrre energia, sconosciuto fino ad ora?   Il dibattito è sempre più aperto e sembra che un numero sempre maggiore di persone siano disposte a spendere soldi su questa tecnologia.

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