Andrea Rossi è tornato a concedersi alla stampa, con una lunga intervista via Skype al giornalista americano Frank Auckland. Molti i temi trattati: dai nuovi traguardi raggiunti in fatto di alte temperature (e conseguente possibilità di generare energia elettrica con l’E-Cat), all’ubicazione delle fabbriche, all’iter di certificazione degli impianti domestici e industriali.

Per quanto riguarda le alte temperature Rossi conferma di aver raggiunto un nuovo punto di riferimento, con notevoli miglioramenti rispetto al passato:

E’ probabile che riusciremo a far funzionare l’E-Cat a temperature molto più alte. Intendo le temperature che raggiungono il ciclo di Carnot e che garantiscono buone performance ed alta efficienza

E, in effetti, il ciclo di Carnot è considerato dai fisici il migliore possibile per le macchine termiche, quello con maggiore efficienza. Ma le attuali tecnologie utilizzate nelle centrali termoelettriche per la generazione di elettricità a partire dal calore non riescono a raggiungere tale efficienza. Secondo Andrea Rossi le nuove temperature raggiunte riaprono le porte alla possibilità di utilizzare anche motori Stirling:

A questo punto sì. Se questo nuovo reattore confermerà quel che stiamo vedendo [le altissime temperature raggiunte in maniera stabile] il motore Stirling tornerà in gioco. Perché riesco a vedere molto bene un cilindro che venga messo in diretto contatto con la superficie del reattore, affinché tale cilindro sia mosso dalla temperatura. E stiamo lavorando anche su questo. Lavoreremo su questo design industriale. Sì, uno Stirling che lavora bene, fino ad ora abbiamo avuto un’efficienza troppo bassa con le temperature che avevamo raggiunto. Lo Stirling torna in gioco con le nuove alte temperature, se i dati verranno confermati.

Per la conferma di queste temperature, però, secondo Rossi ci vorrà ancora tempo perché l’esperimento è iniziato da poco: circa venti giorni.

Riguardo alle certificazioni, Rossi torna a spiegare che è molto più facile ottenerle per i grandi impianti industriali che per quelli domestici. I primi, infatti, vengono gestiti da personale ben formato e specializzato, mentre i secondi finiscono in mano alla gente comune che non è preparata e non sa cosa fare in caso di malfunzionamento.

E, a proposito di malfunzionamento, Rossi specifica che nei vari esperimenti condotti fino ad ora ci sono stati casi di instabilità del reattore ma mai un’esplosione. Perché lo stesso reattore è progettato per spegnersi automaticamente e senza l’intervento umano se rileva eccessiva instabilità delle temperature. Anche per questo Rossi ha deciso di mantenere un coefficiente di prestazione (COP) pari a 6 che, a suo dire, è quello che garantisce allo stesso tempo alta produzione di calore e alta stabilità.

Altro tema interessantissimo è quello delle fabbriche che produrranno gli E-Cat. Frank Auckland chiede a Rossi se è vero che ci saranno impianti negli Stati Uniti e impianti in Italia, come era stato precedentemente annunciato. E Rossi, inizialmente, conferma:

Sì, produciamo sia in Italia che negli Stati Uniti al momento, perché è abbastanza conveniente visto che altrimenti ci sarebbero alti costi doganali da pagare che alzerebbero il prezzo in maniera rilevante. Così come i costi di trasporto possono far salire il prezzo.

Produrre negli Stati Uniti per il mercato americano, quindi, e in Italia per quello europeo. Poi, però, Rossi fa un passo indietro e, sul Journal of Nuclear Physics fa sapere a Frank Auckland (che nel frattempo aveva pubblicato l’intervista) che la produzione in Italia non si fa più:

Ho un aggiornamento: la produzione sarà focalizzata nei soli Stati Uniti, per i primi anni. Questo è stato deciso oggi nel corso di una riunione tra il Trust che detiene Leonardo Corporation e me, in qualità di CEO di Leonardo.

Eppure, nel corso dell’intervista, Rossi aveva dichiarato di voler portare lavoro sia in USA che in Italia. E che entrambi i Paesi ne avevano un gran bisogno. Cosa sarà stato a fargli cambiare idea?

14 maggio 2012
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I vostri commenti
Carlino, mercoledì 16 maggio 2012 alle11:45 ha scritto: rispondi »

"Intendo le temperature che raggiungono il ciclo di Carnot" Ma questo la laurea dove l'ha presa, in Serbia pure lui? Chiunque abbia fatto fisica tecnica anche solo al liceo sa (o dovrebbe sapere) che il ciclo di Carnot è un ciclo puramente teorico, non ottenibile in pratica così come non esistono macchine con rendimento 100%. E di conseguenza, essendo un ciclo teorico, non ha senso parlare di "temprature del ciclo di Carnot", qualunque coppia di temperatura è valida ai fini teorici. E mi vorreste far credere che un contaballe ignorante come questo ha inventato la fusione nucleare fredda? Ma fatemi il piacere!!!

erborista1, martedì 15 maggio 2012 alle19:18 ha scritto: rispondi »

L'ing Rossi ha cambiato idea probabilmente dopo aver letto la risposta del sottosegretario Claudio De Vincenti

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