Comincia oggi a Durban, in Sudafrica, la COP17, la conferenza annuale delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici. Fino al 9 dicembre prossimo, delegazioni provenienti da tutto il mondo lavoreranno per cercare soluzioni efficaci e il più possibile condivise al problema del surriscaldamento del Pianeta e a tutte le sue devastanti conseguenze: scioglimento dei ghiacci, innalzamento del livello del mare, eventi meteorologici estremi, perdita di biodiversità, etc.

La sensazione è quasi quella di una “ultima spiaggia”, dopo che le precedenti conferenze di Copenaghen e Cancun hanno deluso fortemente le aspettative degli ambientalisti, che contavano sul varo di misure drastiche contro i gas serra. Sono piuttosto flebili, comunque, le speranze che si riesca a uscire da Durban con un nuovo accordo realmente efficace in materia di mitigazione e adattamento al cambiamento climatico. Sarà molto difficile, infatti, conciliare gli interessi delle potenze emergenti con i Paesi già sviluppati, che tra l’altro si trovano a fronteggiare una delle crisi economiche più gravi della storia.

Eppure, la situazione richiede un intervento deciso e rapidissimo. Per evitare che gli effetti del global warming (di cui gli italiani hanno avuto soltanto qualche saggio in Liguria e a Messina) diventino ancora più devastanti, occorre contenere l’aumento medio della temperatura atmosferica entro i 2 gradi centigradi. Una soglia di non ritorno che in realtà appare fin troppo vicina, dal momento che la temperatura globale è già aumentata di 0,8 gradi rispetto all’era preindustriale.

Per evitare il peggio, dovremmo ridurre al più presto la concentrazione di CO2 in atmosfera, portandola dalle attuali 390 a 350 parti per milione, attrezzandoci al contempo per affrontare le conseguenze dei cambiamenti climatici che non riusciremo in ogni caso a evitare.

Quella che attende i delegati a Durban, dunque, è una sfida di portata epocale, che sarà affrontata partendo da 4 temi fondamentali, a cominciare dal futuro del Protocollo di Kyoto, l’unico trattato vincolante per la riduzione dei gas serra in vigore, che però non è mai stato ratificato dagli Stati Uniti né dai Paesi emergenti. Sul suo rinnovo dopo il 2012, pesa proprio la mancanza di unanimità: Giappone, Australia, Canada e forse anche l’Ue non sono disposti a continuare senza le altre potenze.

Altro tema caldo è quello del “Fondo verde per il clima“, che sarebbe dovuto nascere già da qualche anno, con una dotazione di 100 miliardi di dollari, per aiutare i Paesi in via di sviluppo a implementare la green economy. La COP17 dovrebbe finalmente rendere operativo il Fondo, stabilendo prima di tutto chi dovrà occuparsi della sua gestione e come dovrà essere alimentato.

Le ultime questioni, non meno importanti, sono, da una parte, le politiche globali di adattamento al cambiamento climatico, e dall’altra la difesa delle foreste, alleati fondamentali nella battaglia per la salvezza del Pianeta. Osservato speciale, come avviene ormai da qualche anno, la Cina, che è diventato ormai il primo Paese al mondo per volume di emissioni. Anche se rifiuta di prendere impegni dinanzi alla comunità internazionale, il governo di Pechino sembrerebbe deciso a varare un piano unilaterale per tagliare drasticamente i gas serra. Tutto il mondo incrocia le dita, con lo sguardo verso il Sudafrica.

| Ansa

28 novembre 2011
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SS, lunedì 28 novembre 2011 alle14:33 ha scritto: rispondi »

"Tutto il mondo incrocia le dita, con lo sguardo verso il Sudafrica." aggiungo, incrociamo anche le braccia e restiamo tutti a vedere?!

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