Bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto? Non è unanime il giudizio degli ambientalisti sull’esito della Conferenza ONU sul clima di Durban (COP17), dove nella notte è stato raggiunto in extremis un accordo che non prevede obblighi di riduzione delle emissioni per il post-Kyoto, ma impegna 194 Paesi a varare entro il 2015 un nuovo protocollo salva-clima, che diventerà operativo nel 2020.

La buona notizia è che alla fine la diplomazia internazionale, soprattutto grazie all’impegno dell’Unione Europea, è riuscita a trovare un’intesa. Un fatto tutt’altro che scontato fin dalla vigilia della COP17, tanto che il vertice è durato due giorni più del previsto e che molti delegati disperavano ormai di riuscire a giungere a un accordo.

Quello che non convince molti osservatori, però, è la mancanza di impegni legalmente vincolanti per il periodo successivo alla scadenza del Protocollo di Kyoto, prevista per il 2012. Il rischio, in sostanza, è che l’accordo di Durban si traduca soltanto nell’ennesimo rinvio, che potrebbe farci perdere anni preziosi nella lotta al cambiamento climatico globale.

La pensa così ad esempio il WWF Italia, che giudica l’intesa sudafricana troppo debole, priva dell’ispirazione e dell’ambizione necessarie per affrontare il riscaldamento globale e i suoi impatti disastrosi sulla vita di milioni di persone, soprattutto nelle aree più povere del Pianeta:

I Governi hanno fatto il minimo indispensabile per portare avanti i negoziati, ma il loro compito è proteggere la loro gente. E in questo, qui a Durban, hanno fallito – dichiara Mariagrazia Midulla, responsabile Policy Clima ed Energia dell’associazione ambientalista – La scienza ci dice che dobbiamo agire subito, perché gli eventi meteorologici estremi, la siccità e le ondate di caldo causate dal cambiamento climatico peggioreranno, ma oggi è chiaro che i mandati di pochi leader politici hanno avuto un peso maggiore delle preoccupazioni di milioni di persone.

Meno negativo il giudizio di Legambiente, che in qualche modo riesce a vedere “il bicchiere mezzo pieno”. Secondo l’associazione del Cigno, a Durban si è riusciti ad evitare il fallimento, indicando il Protocollo di Kyoto come regime di transizione verso un nuovo accordo globale che dovrà coinvolgere anche le maggiori economie del Pianeta. Tuttavia, sottolinea Legambiente, la COP17 non ha individuato il modo per colmare il gap tra gli attuali impegni di riduzione delle emissioni e quelli necessari per contenere l’aumento di temperatura entro i 2 gradi centigradi:

L’Europa da subito si deve fare promotrice, con il sostegno dell’Italia, di un piano per colmare questo gap e aggiornare al 30% il proprio impegno di riduzione delle emissioni di gas-serra al 2020 – commenta il presidente dell’associazione, Vittorio Cogliati Dezza – Per l’Europa si tratta di un impegno che non richiede grandi sforzi aggiuntivi e in linea con le politiche climatiche ed energetiche adottate a livello comunitario. L’Unione europea, infatti, è già a un passo dal raggiungimento dell’obiettivo del 20% al 2020.

Molto più drastico, invece, il giudizio di Greenpeace International, secondo cui “il vertice di Durban è finito allo stesso modo in cui è iniziato, con un fallimento”. L’associazione ritiene che i Governi riuniti alla COP17 abbiano scelto “di ascoltare gli inquinatori piuttosto che la gente, non riuscendo a rafforzare le precedenti misure per salvare il clima ed evitando nuove normative specifiche”.

Su una cosa, comunque, sono tutti d’accordo: troppo debole l’accordo raggiunto sul cosiddetto Green Climate Fund, il fondo per le azioni di riduzione delle emissioni e di adattamento ai cambiamenti climatici nei Paesi poveri. A Durban sono state soltanto definite la struttura e le modalità di gestione del “salvadanaio”, ma la COP17 non è riuscita a dare alcuna certezza sui finanziamenti promessi a Copenaghen e confermati a Cancun. I Governi, infatti, non hanno individuato la roadmap necessaria per incrementare gli attuali 10 miliardi di dollari annui del fondo ai 100 miliardi previsti per il 2020.

| Legambiente | Greenpeace

12 dicembre 2011
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WWF
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