Durban 2011: il rischio è l’ennesimo fallimento sul clima

Vi ricorderete del summit di Copenaghen di un paio di anni fa (era la fine del 2009): i grandi della Terra si riunirono per decidere cosa fare per limitare i cambiamenti climatici in atto dovuti all’effetto antropico. Il risultato fu “celebrato” da varie parti, specie Greenpeace, come un fiasco completo.

Dal 28 novembre al 9 dicembre si replica a Durban, Sud Africa. Questa volta l’imperativo, apparentemente facile, è fare meglio di due anni fa. Il problema del riscaldamento globale si fa, a ogni modo, sempre più drammatico. Artur Runge-Metzger, capo negoziatore sul clima dell’Unione europea, sembra uno dei più propositivi e attivi sul fronte e per spronare i colleghi ha già iniziato a snocciolare un po’ di stime spaventose:

L’estate 2003, in cui abbiamo conosciuto un’ondata di calore straordinaria in agosto in Europa, sarà un’estate nella media nel 2040 e una delle più fresche nel 2060.

Non è forse un caso che siano proprio gli europei a far la parte dei “buoni”, visto che da Kyoto in poi è stata l’area Ue, fra quelle ad alta industrializzazione, a sacrificarsi di più in nome della salvaguardia del clima – resta da capire se è stato uno sforzo coerente e sufficiente, ma non è questa la sede per fare un’esaustiva valutazione di ciò.

Le speranze di molti vanno proprio verso l’idea di una nuova Kyoto. Un nuovo trattato o protocollo, che rilanci il controllo della produzione dei gas serra e che venga sottoscritto e rispettato dai due più grandi “inquinatori” del pianeta: la Cina e gli Stati Uniti d’America. Nonostante quanto ci si potrebbe aspettare, da Pechino arrivano segnali più incoraggianti che non da Washington.

Dà conferma di queste voci persino il nuovo ministro italiano, Corrado Clini, che sull’argomento dichiara:

L’Italia che contribuisce già a una posizione europea cercherà di valorizzare al meglio le relazioni positive con Cina e Stati Uniti dovendo prendere atto però, che ci sono sviluppi più promettenti con la Cina e invece più problematici con gli Usa.

Si presentano a Durban senza impegni e con iniziative al programma sui cambiamenti climatici che non vincolano i consumatori e le imprese.

La Cina invece, come conferma anche il Guardian, si presenterà a Durban con un cospicuo elenco di risultati ottenuti negli ultimi anni. Purtroppo neanche questa volta sentiamo di poterci definire ottimisti, con la speranza ovviamente di essere smentiti.

Fonti: AdnKronos |
Guardian |
La Stampa

24 novembre 2011
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