La tecnologia diviene di giorno in giorno sempre più indispensabile per gli obiettivi di conservazione della specie a rischio. E dopo i cani randagi negli Stati Uniti, i droni trovano una nuova applicazione sul campo. Questa volta per monitorare le condizioni di rinoceronti ed elefanti in Africa, contro la funesta piaga del bracconaggio.

Oltre 40.000 elefanti e 1.200 rinoceronti sarebbero stati uccisi lo scorso anno dai cacciatori di frodo, per alimentare i commerci di avorio e altre parti di animali soprattutto con le nazioni dell’Asia. Così come si appreso qualche giorno fa, rimarrebbero pochi decenni per salvare queste specie dal rischio d’estinzione, per questo si rende necessaria non solo la collaborazione internazionale, ma anche l’impiego di tecnologie mirate e innovative.

Air Shepherd – un’iniziativa della Lindbergh Foundation in collaborazione con Peace Parks Foundation (PPF), Drone Solutions (UDS) e l’Istitute for Advanced Computer Studies (UMIACS) dell’Università del Maryland – vuole tentare di bloccare l’uccisione illegale dei giganti africani con l’identificazione aerea.

Grazie all’impegno dell’Università del Maryland, è stato sviluppata un’innovativa tecnologia chiamata APE (Anti-Poaching Engine). Il sistema si basa su un sofisticato software di predizione analitica che, accoppiando immagini dall’alto e sistemi satellitari con complessi algoritmi, permette di stimare con precisione dove è più probabile animali e bracconieri si trovino ogni notte. Questo perché l’uccisione di elefanti e rinoceronti avviene soprattutto nelle ore di buio, lontano da occhi indiscreti e con le conseguenti difficoltà d’intervento da parte delle istituzioni locali. La tecnologia si basa su precedenti tentativi militari, già sfruttati per predire attacchi in Iraq e in Afghanistan.

L’impianto software sarebbe completato con speciali velivoli e droni, gli UAV di UDS, dotati di videocamera agli infrarossi e GPS, quindi di strumenti per localizzare gli animali e i cacciatori tramite la scansione termica delle immagini. I droni sono quindi costruiti per essere invisibili al buio e silenziosissimi, affinché i bracconieri non si accorgano della loro presenza. Così spiega Tom Snitch, uno dei ricercatori alla base del progetto:

Non dobbiamo necessariamente trovare i bracconieri, ma abbiamo bisogno di sapere dove siano gli animali. Con questa conoscenza, possiamo guidare gli UVA nei cieli notturni africani, con telecamere all’infrarosso per allertarci da dove i cacciatori stiano provenendo per attaccare la preda.

I test sul campo avrebbero dato esito positivo, con 1.000 ore di volo e 650 missioni dove nessun esemplare è stato fortunatamente ucciso. Al momento è aperta una compagna di crowdfunding su Indiegogo per raccogliere 500.000 dollari, così da assicurare il servizio su base quotidiana in Sudafrica per ben un anno.

25 marzo 2015
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