È stato presentato all’International Genetically Engineered Machine competition (iGEM) del 2014, il drone quasi completamente biodegradabile, che può osservare la natura in maniera non impattante: se infatti si dovesse perdere o smarrire, non rimarrebbe sul luogo come rifiuto, ma si decomporrebbe in pochi mesi, almeno la gran parte di esso. Sì, perché alcune parti come la batteria non possono essere sostituite dalla biologia, che rimane quindi di tipo standard.

A idearlo è stato un team di 15 studenti, guidato dalla NASA, provenienti dall’Università di Stanford, dalla Brown University e dallo Spelman College di Atlanta, negli Stati Uniti.

A produrlo la società Ecovative Design, di Green Island (New York), che realizza anche imballaggi ecologici e tavole da surf. Attraverso una stampante 3D viene creato un telaio in materiale ottenuto dalla mescolanza tra sottoprodotti agricoli e micelio fungino (chiamato Mycellum), che viene poi rivestito da un foglio resistente di cellulosa batterica, costituito da proteine clonate dalla saliva che le vespe usano per impermeabilizzare i loro nidi.

I circuiti invece, vengono letteralmente stampati sul telaio, con un inchiostro in nanoparticelle d’argento.

Ha effettuato da pochi giorni il suo primo volo, ora la nuova frontiera sarà cercare di renderlo al 100% biodegradabile. A tal proposito sono già sotto studio dei sensori, che si servirebbero di parti dei batteri Escherichia coli.

24 novembre 2014
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