L’uomo non è l’unica specie vivente pronta a lasciarsi ammaliare dai fumi inebrianti di qualche sostanza psicotropa. Proprio così: diverse ricerche, nel corso degli ultimi 30 anni, hanno dimostrato come anche gli animali facciano ricorso a specifiche droghe, il tutto con l’intento deliberato di divertirsi. E molto spesso non serve nemmeno pensare a qualche esemplare esotico o ad altrettante specie rare: basta osservare il gatto di casa.

Si parta proprio dal gatto: il felino è completamente dipendente dalla catnip, un’erba che genera nell’animale uno stato di confusa euforia molto simile all’ubriacatura. Sui social network si sprecano i video di dolci mici sotto l’effetto della pianta, mentre nei negozi specializzati esistono giocattoli a base di erba gatta per tranquillizzare quei felini che di notte non ne vogliono sapere di lasciar dormire i proprietari.

Il cane non è però da meno, almeno in Australia. Nell’area nordoccidentale del continente, infatti, i veterinari registrano casi sempre più frequenti di intossicazione da rospo delle canne. L’anfibio secerne sul suo dorso una sostanza chimica tossica, un’arma per allontanare i predatori, e i cani non resisterebbero dal leccarla. La sostanza provocherebbe delle alterazioni mentali molto simili alle droghe sintetiche, ma genera nei quadrupedi immediata dipendenza. Così, se alla prima esposizione il proprietario può non accorgersi di nulla, dalle successive il rischio aumenta includendo degli esiti fatali: i cani leccano più esemplari contemporaneamente per ottenere lo stesso primario effetto, finendo però in overdose. Altri, invece, si ingegnano per assaporare solo le secrezioni laterali del rospo, così da assumerne una dose senza tuttavia subirne i gravi effetti collaterali. Il fatto strabiliante, così come la veterinaria locale Megan Pickering conferma, è notare come si tratti di un comportamento ripetuto e ossessivo nel tempo, una dipendenza che ha pochi pari in letteratura animale. I cani godono però della buona compagnia dei cavalli sudamericani: da circa tre decenni sono documentati casi di equini pronti a leccare il dorso di una Phyllomedusa sauvagii, una rana esotica tossica, capace di produrre nell’animale un forte stato euforico.

Vi è anche la piaga – se così la si può ironicamente definire – del consumo di gruppo o sociale. I delfini, uno dei pochi mammiferi che si lancia in attività sessuali non solo per la riproduzione ma anche per l’esclusivo piacere fisico, non solo si intossicano con il veleno del pesce palla, ma si passano l’un l’altro il povero natante affinché tutto il branco possa provare lo sballo. Tra gli effetti rilevati, euforia e un’incredibile derealizzazione, che porta gli animali marini a rimanere molto affascinati del loro stesso riflesso sulla superficie dell’acqua. La palma del più ingegnoso, però, spetta al lemure del Madagascar, perché unisce l’utile al dilettevole. Non solo cattura dei millepiedi urticanti per spargerne il veleno sul manto così da tenere pulci e zanzare lontane, ma ne consuma piccole parti pur di ubriacarsi.

9 maggio 2014
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