Dormire aiuta a constrastare l’obesità infantile. A sostenerlo uno studio condotto dalla Dr. Chantelle Hart, Center for Obesity Research and Education (CORE), presso la Temple University e apparso sulla rivista Pediatrics. Ultima in ordine cronologico di una serie di ricerche volte a studiare i possibili benefici di un sonno ottimale.

Aumentare le ore trascorse a dormire spingerebbe nello specifico i bambini ad assumere meno calorie, favorendo quindi il processo di dimagrimento o di controllo del peso. Le analisi sono state condotte su bambini di età compresa tra gli 8 e gli 11 anni, dei quali il 27% soggetto a obesità infantile.

Sottoposti a tre diverse tipologie di riposo (prima settimana in linea con le abitudini, seconda con più ore e terza con sonno limitato), nel periodo in cui hanno dormito di più i piccoli volontari hanno assunto circa 134 calorie in meno al giorno.

Risultati che si legano senza dubbio a quanto riscontrato dai ricercatori di Berkley, secondo i quali un sonno scarso aumenterebbe il ricorso al cibo spazzatura, più grasso e calorico di quello sano. Secondo il Dr. Claudio Maffeis dell’Università di Verona, membro della Società Italiana di Pediatria (SIP):

Oggi c’è una carenza di sonno diffusa tra i piccoli ed è chiaro che questo si riflette anche su nutrizione e peso corporeo. Questo studio di intervento è molto interessante e conferma che regolamentare i ritmi del sonno è fondamentale. Al bambino servono dalle 8 alle 12 ore di sonno a seconda dell’età, in quanto il sonno è importante per l’attività neuroendocrina (sintesi di ormoni importanti per regolare l’appetito per esempio).

Se il bambino (e l’adolescente) va a letto tardi i suoi bioritmi saltano, e così salta l’equilibrio neuroendocrino. Ciò ha riflessi a livello ipotalamico (dove è centrata la regolazione dell’appetito).

5 novembre 2013
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