Per affermare che il riposo sia importante non serve certo un team di esperti. La ricerca condotta dagli studiosi della Johns Hopkins University School of Medicine porta però alla luce le dinamiche che mettono in relazione il sonno e la salute, in particolare per quanto riguarda l’attività del cervello. Lo studio è stato condotto su delle cavie da laboratorio, ma lo stesso principio sembra poter essere applicabile anche all’uomo.

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In sintesi si afferma che senza la ricalibrazione chimica delle cellule cerebrali innescata mentre si dorme le funzioni di creazione di nuovi ricordi possono risultare compromesse. Lo studio parte dal presupposto che, secondo le attuali conoscenze scientifiche relative al processo di apprendimento, le informazioni sono “salvate” all’interno delle sinapsi, ovvero le connessioni attraverso le quali il cervello mette in comunicazione i neuroni: queste inviano molecole chiamate neurotrasmettitori, intercettate da specifiche proteine, dando così luogo alla veicolazione del messaggio.

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Alcuni esperimenti condotti su animali hanno dimostrato come sia possibile alterarne la ricezione aggiungendo o rimuovendo queste proteine dai neuroni, modificando così la capacità di inviare o accogliere nuovi input. Queste le parole di Graham Diering, uno degli autori della ricerca, pubblicata sulla rivista Science:

Le nostre scoperte consolidano la tesi che il cervello dei topi, e presumibilmente anche quello dell’uomo, può immagazzinare un certo quantitativo di informazioni prima di dover essere ricalibrato. Senza sonno, dunque senza questo processo che si verifica durante il riposo, i ricordi rischiano di essere persi.

Quando si è svegli, l’attività delle sinapsi è spinta al limite, raggiungendo così quello che può essere definito come uno stato di saturazione dopo un periodo senza sonno.

Diminuisce di conseguenza progressivamente la capacità di trasmettere informazioni, riducendo altresì l’efficacia dell’apprendimento e la formazione della memoria. Si spiega dunque perché, ad esempio, quando si è stanchi lo studio diventa più faticoso.

Ciò che avviene durante il sonno può quindi essere in qualche modo equiparato a un reset cerebrale, un po’ come quando si riavvia un computer sovraccaricato di operazioni.

3 febbraio 2017
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