Dormire troppo nel fine settimana può causare jet lag sociale

Molti, dopo un’intensa settimana lavorativa, desiderano dormire di più nel fine settimana. Secondo gli esperti però questa non rappresenta una scelta giusta da compiere, perché si potrebbe incorrere nel cosiddetto jet lag sociale.

Si tratta di una condizione che rispecchia per molti versi quella del jet lag tradizionale, che si sperimenta quando si viaggia, passando da un fuso orario ad un altro. I sintomi caratteristici sono costituiti da una maggiore sonnolenza, dall’affaticamento, da un umore peggiore e da condizioni di salute generali instabili.

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Gli esperti sostengono che già dormire per circa due ore in più durante il weekend potrebbe costituire un problema da non sottovalutare. Michael Grandner, professore dell’Università dell’Arizona, ha spiegato che secondo i dati raccolti si è già a rischio se la durata media del sonno si sposta di più di un’ora. La privazione del sonno può ridurre la produttività durante la giornata e, se protratta nel tempo, potrebbe essere la causa di alcuni problemi di salute, come lo sviluppo di diabete, obesità e malattie cardiache.

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Uno studio della Northeastern Illinois University ha messo in evidenza come si manifesta il fenomeno del jet lag sociale negli studenti. Si è visto che su quasi 15 mila studenti soltanto 4 su 10 sembravano avere ritmi biologici naturalmente sincronizzati con i loro programmi accademici. Il 60% degli individui coinvolti nella ricerca aveva sofferto di un jet lag sociale di almeno 30 minuti. Si è riscontrato anche che tutto ciò ha comportato un impatto negativo sulle prestazioni di studio e sui voti in generale riportati negli esami sostenuti.

Ricerche precedenti hanno dimostrato che le persone che non hanno un orologio biologico sincronizzato con il loro lavoro hanno maggiori probabilità di incorrere nella depressione, di essere dipendenti dal fumo e dall’alcol. Ci sono sempre più prove di come la regolarità del dormire, oltre alla sua durata, giochi un ruolo fondamentale nel mantenimento del nostro benessere.

30 marzo 2018
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