Donald Trump è stato elettro alla Presidenza degli Stati Uniti d’America. Il magnate statunitense ha superato in maniera netta Hillary Clinton aggiudicandosi, nella lunga nottata elettorale USA, 279 Grandi Elettori (risultati parziali) contro gli appena 218 della candidata democratica. Preoccupazioni sono state espresse tuttavia dai mercati finanziari, apparsi nervosi, come da tutto il mondo ambientalista.

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Con l’elezione di Donald Trump alla guida degli Stati Uniti la politica che guardava all’ambiente e alla lotta ai cambiamenti climatici voluta da Barack Obama rischia di subire una battuta d’arresto piuttosto netta. Il programma politico su clima e ambiente del “tycoon” si discosta molto da quanto voluto dal suo predecessore, tanto che il 45esimo Presidente degli Stati Uniti ha promesso in campagna elettorale di ritirare molto degli impegni assunti dagli USA in riferimento all’Accordo di Parigi.

In aperto disaccordo con l’attività svolta dall’EPA (l’Agenzia per la Protezione dell’Ambiente USA), definita da Trump come “una disgrazia”, il neo presidente eletto ha dichiarato in campagna elettorale di voler procedere quanto prima alla chiusura dell’istituto.

Clima

Mentre a Marrakech è in svolgimento la COP22, dove tra l’altro verrà discussa l’ipotesi di politiche più stringenti per il futuro della lotta ai cambiamenti climatici, gli USA rischiano di compiere su questo tema un pericoloso salto all’indietro. Clima e riscaldamento globale sono stati definiti negli scorsi mesi da Trump, salvo successivi quanto maldestri tentativi di smentita, come “bufale senza senso”.

Grazie alla spinta voluta da Obama alla ratifica del trattato parigino e all’Accordo sul Clima tra USA e Cina, con il conseguente vincolo di 4 anni al rispetto di quanto concordato, lo stesso Trump avrà un margine di movimento ridotto. Tuttavia il prossimo Presidente USA ha già annunciato di voler annullare i miliardi di dollari di contributi USA promessi alle Nazioni Unite e destinati alla lotta ai cambiamenti climatici.

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Anche in caso di abbandono futuro dell’Accordo di Parigi gli USA non potrebbero minacciarne lo status, considerato che i restanti 96 Paesi che si sono già formalmente impegnati raggiungono la soglia critica del 55% delle emissioni di CO2. Il differente atteggiamento di Trump sul clima potrebbe tuttavia rivelarsi deleterio per quanto riguarda la partecipazione all’Accordo di Parigi da parte di Paesi che non si sono ancora impegnati formalmente.

Tra questi vi è la Russia, che insieme a Stati Uniti, Cina e India rappresenta una delle economie mondiali più impattanti sul clima. La scarsa convinzione del magnate statunitense per quanto riguarda il riscaldamento globale si ripercuoterà inoltre su quella che sarà la politica energetica interna degli USA.

Energia

La corsa degli Stati Uniti verso l’incremento della quota energetica da fonti rinnovabili appare destinata a una vera e propria battuta d’arresto. Trump ha già dichiarato come tra i suoi obiettivi principali vi sia una drastica riduzione del costo dell’energia, da ottenere anche attraverso la revoca delle restrizioni volute da Obama a carico delle fonti fossili e il rilancio del mega-oleodotto “Keystone XL”. Su quest’ultimo era calato nel febbraio 2015 il veto di Obama.

Trump ha dichiarato di voler sostenere con forza anche il ricorso al carbone e al gas naturale, promuovendo il rilancio sul territorio USA della pratica del fracking per l’estrazione di gas di scisto.

Appare più che mai lontano l’approccio di Trump rispetto alle politiche energetiche annunciate da Hillary, che aveva promesso in campagna elettorale un ulteriore incremento della quota solare negli USA. Nei piani dell’ex “First Lady” un aumento del 700%, entro il 2021, del numero di pannelli fotovoltaici statunitensi.

9 novembre 2016
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