Affrontare la crisi ecologica partendo dalle soluzioni già messe in atto in diversi Paesi del mondo per mitigare i cambiamenti climatici o ripensare il ciclo produttivo in chiave sostenibile. È questo l’obiettivo di “Domani“, il documentario diretto dal regista, scrittore e attivista Cyril Dion e dall’attrice Mélanie Laurent, entrambi francesi.

Il documentario Tomorrow dopo il successo ottenuto nelle sale d’Oltralpe è stato distribuito in altri 26 Paesi. La pellicola nel 2016 ha vinto il premio César nella categoria Miglior film documentario.

Il film farà il suo debutto in Italia il 6 ottobre 2016, distribuito dalla Lucky Red. In Italia il film ha ottenuto il sostegno di Legambiente, Greenpeace, Slow Food Italia e il patrocinio del Ministero dell’Ambiente e della tutela del territorio e del mare.

Il lavoro di Dion e Laurent è stato ispirato da una ricerca che preannunciava la possibile scomparsa dell’umanità entro il 2100 a causa del riscaldamento globale e di un’economia sempre più insostenibile. I registi sono partiti insieme a una troupe di quattro persone per indagare sulle cause di questa catastrofe annunciata, ma soprattutto scoprire come evitarla. Il documentario è diviso in 5 capitoli: agricoltura; energia, economia; democrazia; educazione.

Le personalità di spicco intervistate dai registi francesi in questo lungo viaggio vanno dall’economista Jeremy Rifkin, sostenitore della sharing economy e dell’idrogeno, all’attivista indiana Vandana Shiva, che si batte da anni a favore della biodiversità in agricoltura contro gli OGM e le multinazionali agrarie che detengono le sementi.

In questa clip del documentario Domani che noi di Greenstyle possiamo mostrarvi in anteprima esclusiva si illustrano i vantaggi della produzione locale di cibo. Tornare alla terra adottando modelli produttivi locali e sostenibili ha consentito di sopravvivere a diverse comunità messe in ginocchio dalla crisi.

Il fallimento dei modelli industriali avvenuto a Detroit nel Michigan, negli USA, o a Tordmorden in Inghilterra ha spinto le persone a produrre nuovamente cibo a livello locale, evitando il collasso economico e tornando a condurre una vita migliore.

A Detroit dopo il fallimento dell’industria dell’auto e la crisi agricola dovuta alla coltivazione di una sola coltura, la popolazione è scesa da 2 milioni a 700 mila abitanti. Reperire prodotti freschi era diventato impossibile. Gli abitanti rimasti a Detroit, in gran parte poveri, si sono rimboccati le maniche e hanno iniziato a coltivarsi il cibo.

22 settembre 2016
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