Forse a qualcuno è capitato, mentre versava la sua bustina di dolcificante nel caffè, di pensare “è troppo bello per essere vero”. L’intensità di dolcezza che si riesce a raggiungere con un contenuto quasi nullo di calorie potrebbe far pensare che la golosità in realtà può anche convivere con una dieta a basso contenuto calorico. Beh, non è proprio così. A sostenerlo uno studio australiano pubblicato il 12 luglio sulla rivista scientifica Cell Metabolism.

Un gruppo di ricercatori dell’Università di Sidney, guidato da Greg Neely, professore associato presso l’istituto, ha condotto degli esperimenti sui moscerini della frutta e sui topi, alimentandoli per 5 giorni con dolcificanti. In particolare è stato usato il sucralosio, uno dei dolcificanti ipocalorici più usato. Deriva dal saccarosio, ma è 600 volte più dolce.

I risultati dello studio hanno portato alla scoperta che, sia per i moscerini che per i topi, l’assunzione prolungata di sucralosio determinava un aumento dell’appetito pari al 30% e quindi anche un aumento del cibo e delle calorie ingerite.

Per capire quale meccanismo determinasse questo effetto gli scienziati hanno utilizzato metodi basati sulla genetica molecolare e hanno osservato che dopo l’assunzione sia di saccarosio che di dolcificanti, nel cervello viene rilasciata dopamina. La differenza sta nel fatto che nel caso del saccarosio poi i livelli di glucosio nel sangue aumentano determinando il rilascio di altra dopamina, cosa che non accade nel caso dei dolcificanti (proprio per questo vengono consigliati per i diabetici).

Questo indurrebbe in inganno il cervello che, non trovando corrispondenza tra l’intensità della dolcezza e il contenuto calorico, darebbe il via a processi simili a quelli che avvengono in caso di digiuno, inducendoci a mangiare di più.

Tutto ciò sarebbe determinato dalla presenza di quello che nei moscerini si chiama neuropeptide F e che è presente anche nei topi e negli esseri umani come neuropeptide Y. I risultati della ricerca non sono stati verificati anche sull’uomo, ma è lecito supporre che il meccanismo si riproduca in noi nella medesima maniera.

Insomma sembrerebbe che queste sostanze, più sicure se usate per contenere i livelli di glucosio nel sangue nel caso di diabete, avrebbero invece degli effetti controproducenti se usate per il controllo del peso. Lo studio ha verificato anche l’insorgere di altre conseguenze, come uno stato di iperattività, di insonnia e di intolleranza al glucosio.

20 luglio 2016
Fonte:
Via:
Immagini:
Lascia un commento