Doha, al via la conferenza sul clima per rilanciare Kyoto

I lavori della Conferenza sul Clima sono iniziati. Questa mattina al via la COP18, in programma dal 26 novembre al 7 dicembre a Doha (Qatar), nuovo appuntamento che segue di vent’anni la prima riunione ONU sui cambiamenti climatici di Rio. Al centro delle trattative in questo caso la definizione dei nuovi obiettivi e dei documenti che dovranno entrare in vigore a partire dal 2015, come stabilito al termine dei lavori di Durban.

Forte impegno per la riuscita dei negoziati della COP18 di Doha viene messo dall’Unione Europea, in prima fila non soltanto nel chiedere obiettivi ambiziosi per il dopo Kyoto, ma anche per quanto riguarda gli aiuti per il clima corrisposti ai Paesi in via di sviluppo. 7,2 miliardi sono stati già corrisposti dagli organi comunitari, mentre rassicurazioni arrivano anche per i prossimi anni.

Dopo il sostanziale fallimento delle ultime due conferenze, con Durban che ha ottenuto soltanto un rinvio delle decisioni finali al 2015, l’UE punta ad accordi giuridicamente vincolanti per le nuove regole da attuare dal 2020. Secondo quanto affermato dalla Commissione Europea, l’Unione chiederà anche lo studio di nuove pratiche che sappiano tenere sotto controllo le emissioni di CO2.

Le nuove norme dovranno consentire di rimanere al di sotto dei 2°C per quanto riguarda il riscaldamento globale rispetto all’era pre-industriale. Secondo quanto dichiarato da Connie Hedegaard, Commissario responsabile per l’Azione per il clima:

Doha deve ripartire dai progressi raggiunti a Durban e far progredire i lavori preparatori per giungere a un accordo globale sul clima giuridicamente vincolante entro il 2015. Sarà altrettanto importante accordarsi sulle future misure di riduzione delle emissioni intese a mantenere l’aumento della temperatura globale al di sotto dei 2 °C.

L’UE sta tenendo fede all’impegno di partecipare a una seconda fase del protocollo di Kyoto e di continuare a sostenere con importanti mezzi finanziari le iniziative dei diversi paesi contro i cambiamenti climatici. La conferenza di Doha prenderà spunto dal recente rapporto della Banca mondiale e dal rapporto dell’UNEP sul divario delle emissioni, da cui emerge chiaramente che il mondo sta perdendo tempo prezioso.

Le chiare intenzioni UE rischiano però di scontrarsi anche in questa occasione con gli interessi di quelli che sono i maggiori emettitori di CO2 del pianeta: Cina, USA e India. Un’opposizione prospettata anche da Brasile, Giappone, Canada, Russia e Sud Africa, che potrebbero ancora una volta restare fuori da un possibile nuovo trattato sulle emissioni di gas serra.

Il nodo centrale per Cina, Brasile, India e Sud Africa è la divisione delle responsabilità per la riduzione della CO2, prevista uguale per tutti i Paesi, ma che i quattro vorrebbero differenziata tra nazioni ricche e povere.
Maggiore incertezza, anche se non sono attesi colpi di scena rispetto al copione seguito a Durban, per quanto riguarda la posizione degli USA.

Gli Stati Uniti hanno da poco vissuto l’uragano Sandy, che ha duramente colpito la costa nordorientale del Paese causando gravi danni e numerose vittime. Episodi che potrebbero diventare “ordinari”, secondo i climatologi mondiali, qualora non vengano con urgenza prese iniziative a protezione del clima.

26 novembre 2012
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I vostri commenti
Silvano Ghezzo, martedì 27 novembre 2012 alle1:49 ha scritto: rispondi »

Ma se tutti i maggiori inquinatori del mondo non vogliono assolutamente aderire agli accordi, mi sembra che gli europei passino per dei fessacchiotti che pagano anche per gli altri. Spero di sbagliarmi.

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