Con una media di 2 mila frane all’anno, l’Italia si conferma uno dei territori più fragili dell’Unione Europea. Secondo gli ultimi dati diffusi dall’ISPRA, l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, ben il 10% delle frane che interessano il nostro Paese sono pericolose e possono provocare ingenti danni e vittime.

Un rischio che secondo i geologi potrebbe essere scongiurato se in Italia non ci fossero così tanti errori nella pianificazione degli interventi di messa in sicurezza del territorio.

Come ha spiegato Alessandro Trigila, responsabile dell’Inventario nazionale dei fenomeni franosi dell’ISPRA, il problema principale è che in Italia sostanzialmente si è costruito dove non si doveva, senza sviluppare una cultura di prevenzione del dissesto idrogeologico:

Il consumo di suolo viaggia al ritmo di 7 metri quadrati al secondo, pari a 100 campi di calcio al giorno. Abbiamo un territorio fortemente antropizzato che, a parte gli 8000 Comuni, è fatto da tantissimi piccoli paesini e frazioni.

Una cementificazione selvaggia ancora più inaccettabile in un Paese già di per sé fragile, costituito per il 75% da colline e montagne. Oggi ben un milione di italiani è esposto al pericolo di frane. I cittadini che corrono il rischio di alluvioni sono invece ancora più numerosi: circa 6 milioni.

In tutto l’ISPRA ha censito 500 mila frane nella penisola, alcune sono ferme da anni ma potrebbero tornare a rappresentare un problema in qualsiasi momento. Per rendersi conto dell’alto livello di esposizione al rischio idrogeologico del territorio italiano, basti pensare che in tutta Europa le frane sono 700 mila.

In un quadro così drammatico, è importante che i comuni attuino interventi di monitoraggio e messa in sicurezza delle aree a rischio, delocalizzando se necessario gli edifici non compatibili. Trigila ha sottolineato a questo proposito l’urgenza di ricorrere a maggiori vincoli urbanistici:

Dal dopo-Sarno ad oggi i vincoli inseriti hanno aiutato in qualcosa. Alcuni vincoli andrebbero sottoposti al controllo dei comuni e altri andrebbero recepiti da parte di chi ancora non lo ha fatto, così come è importante avere banche dati sempre aggiornate.

18 novembre 2014
Immagini:
Lascia un commento