Ieri si è svolto a Roma, presso la Sala Polifunzionale della Presidenza del Consiglio dei Ministri, il convegno organizzato dall’Associazione Nazionale Bonifiche e Irrigazioni (ANBI) che aveva lo scopo di presentare il Piano per la Riduzione del Rischio Idrogeologico ribattezzato Report “Manutenzione Italia: Consorzi di bonifica in azione per #italiasicura”.

Erano presenti il ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti ed Erasmo D’Angelis, capo dell’Unità di missione di Palazzo Chigi “#Italia sicura“.

Si è parlato della situazione attuale e degli strumenti che il nostro Paese sta mettendo in opera per garantire la sicurezza ai suoi cittadini. È stata presentata la lista delle opere necessarie. Era stata chiesta a Regioni, autorità di bacino e Protezione civile. Si tratta di 7.000 opere per un valore di 19 miliardi di euro. Di queste finora però al momento, solo il 10% possono andare a gara ed essere cantierabili, le altre mancano della progettazione.

Per queste 700 opere i soldi ci sarebbero: 1 miliardo di euro operativo già da ora che è finalmente stato sbloccato. Una semplificazione che secondo il ministro Galletti sarebbe conseguenza anche dell’affidamento ai presidenti delle Regioni del ruolo di commissari straordinari. Galletti spiega anche che:

Contemporaneamente una parte proveniente dai Fondi UE per 5 miliardi andranno a finanziare la lotta al dissesto.

Questi, sommati ai 2 miliardi che vi erano già stati destinati, creano una disponibilità di 7 miliardi in 7 anni. Esiste poi un “Fondo progetti” da 200 milioni, che è stato creato ad hoc per sbloccare la progettazione di tutte le altre opere rimaste per il momento escluse. Tra gli interventi più urgenti sono contemplati quelli per Genova, l’Arno, il Seveso, il Sarno. Nel manuale presentato ieri infatti si afferma che:

La manutenzione e la prevenzione del dissesto idrogeologico sono ritenute, dall’attuale Governo, la più importante opera pubblica di cui il Paese ha bisogno.

Le speranze, oltre che nella norma del Collegato Ambientale (il ddl sulla green economy ‘collegato’ alla Legge di Stabilità 2014) che definisce proprio lo sblocco del primo miliardo, risiedono anche nel ddl sul consumo di suolo e nel ddl sugli ecoreati (entrambi in elaborazione in Parlamento).

Un approccio diverso, più consapevole e attento all’ambiente, che nel futuro sarà veicolato anche dall’educazione ambientale appena introdotta come materia nelle scuole.

Tale orientamento permetterà inoltre al nostro Paese di raggiungere un adeguato livello di sicurezza mobilitando una consistente “forza lavoro” in interventi che vanno dalle piccole alle grandi dimensioni e che possono rientrare nella Green Economy, perché oltre che fornire il richiesto servizio ambientale potrebbero dare davvero sollievo a tutta l’economia locale.

6 febbraio 2015
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