In Italia gli interventi di messa in sicurezza del territorio dal rischio idrogeologico vengono messi in atto solo a disastro compiuto. Le politiche di gestione del territorio si basano ancora sulla logica delle emergenze e non destinano abbastanza spazio alle misure di prevenzione di frane e alluvioni, le uniche capaci di garantire sicurezza ai cittadini a lungo termine.

A lanciare l’allarme sull’utilizzo poco lungimirante delle risorse a disposizione contro il dissesto idrogeologico è la Corte dei Conti. Analizzando i risultati del piano contro il dissesto idrogeologico dal 2010 a oggi, i giudici fanno notare che su 1.621 interventi approvati 207 non sono stati ancora avviati.

Solo 317 interventi sono stati portati a termine. Le risorse impiegate nella prevenzione del rischio idrogeologico dal 2010 ammontano a 200 milioni di euro a fronte dei 2,1 miliardi di euro disponibili. Come ha scritto la Corte dei Conti:

La politica di tutela del territorio continua a destinare ancora gran parte delle risorse disponibili, che restano comunque scarse, all’emergenza, anziché ad una effettiva opera di prevenzione. Bisogna puntare al superamento di una politica centrata sull’emergenza e abbandonare la frammentazione e la parcellizzazione delle risorse.

La Corte dei Conti sottolinea le lacune presenti nel sistema di attuazione dei progetti contro il dissesto idrogeologico, appellandosi al Governo affinché ridefinisca la governance degli interventi nell’ottica di una maggiore semplificazione e trasparenza e per evitare conflitti di competenze tra gli enti locali e gli organi di controllo ministeriali.

Il Consiglio dei Ministri ha già istituito una “struttura di missione” contro il dissesto idrogeologico. I giudici della Corte dei Conti chiedono al Governo di proseguire in questa direzione, mettendo in atto misure ancora più incisive per aiutare le amministrazioni locali a mettere in sicurezza il territorio. Come suggerisce la Corte dei Conti, per sbloccare la situazione occorrerebbe valutare diverse opzioni tra cui:

L’opportunità di escludere dai vincoli del patto di stabilità interno le spese sostenute dagli enti territoriali per interventi di messa in sicurezza, manutenzione e consolidamento di territori esposti a eventi calamitosi, nonché per interventi strutturali finalizzati ad agevolare la riduzione del rischio sismico, idraulico e idrogeologico.

26 marzo 2015
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