Dissesto idrogeologico: 10 miliardi fermando grandi opere

Necessari 40 miliardi in 15 anni per difendere il territorio italiano dal dissesto idrogeologico. Lo ribadisce il ministro dell’Ambiente Clini, tornato sul tema della sicurezza del suolo dopo le recenti alluvioni in Toscana e Umbria e l’esondazione del Tevere a Roma. Fondi difficili da reperire secondo il responsabile per le politiche ambientali mentre Legambiente individua i primi 10 miliardi nei finanziamenti ora destinati a TAV, Ponte sullo Stretto e altre grandi opere.

Gli interventi per la messa in sicurezza del suolo dal dissesto idrogeologico assumono un’importanza ogni giorno maggiore secondo Corrado Clini, che individua alcune delle aree su cui intervenire con la massima urgenza:

Dobbiamo riattrezzare il territorio, adeguare i sistemi di drenaggio dell’acqua nelle aree urbane, ripensare in parte i sistemi fognari, ridisegnare i letti dei fiumi e dei torrenti che attraversano le aree urbane, come è il caso drammatico di Genova, ma anche di Roma. Interventi infrastrutturali che consentano di assorbire la quantità di acqua che arriva improvvisa.

Serve secondo Corrado Clini un piano di coordinamento per gli interventi, con misure che devono essere viste in una nuova ottica di rilancio dell’economia:

La gestione del territorio rappresenta un’infrastruttura per la crescita perche’ si mette in moto la manutenzione del territorio e quindi vuol dire mettere in moto anche l’economia.

Alla necessità di intervenire con urgenza sul dissesto idrogeologico italiano espressa dal ministro ai microfoni di Radio 1 si unisce l’appello di Legambiente, esprimendo il proprio sostegno agli interventi in sede UE del ministro tramite il suo presidente Vittorio Cogliati Dezza:

Vista l’entità degli investimenti necessari e l’urgenza delle azioni da mettere in campo condividiamo e sosteniamo la proposta del ministro dell’ambiente Corrado Clini alla Commissione Europea, di derogare al patto di stabilità per la spesa prevista per gli interventi di prevenzione e mitigazione del rischio idrogeologico.

Legambiente vede nei fondi destinati alle grandi opere una possibile fonte di finanziamento per gli interventi, poco meno di 10 miliardi di euro che potrebbero essere convogliati verso interventi di messa in sicurezza del suolo. Una scelta dettata dal fatto che, conclude il presidente Cogliati Dezza, la lotta al dissesto idrogeologico è e deve essere considerata la più importante è urgente tra le “grandi opere” in Italia:

Via la TAV Torino-Lione ed ecco 5.623 milioni di euro; via l’autostrada Tirreno-Brennero ed eccone altri 1.430. Cancellando anche la Orte-Mestre recuperiamo ben 1.428 milioni di euro mentre rinunciando definitivamente al Ponte sullo Stretto possiamo ottenerne altri 250. Aggiungiamo pure i 711 milioni previsti per la realizzazione dell’autostrada Cisterna Valmontone e del corridoio autostradale Roma-Latina, e abbiamo ben 9.442 miliardi di euro da poter investire nella prima grande opera pubblica necessaria al Paese: la prevenzione e la mitigazione del rischio idrogeologico.

15 novembre 2012
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