Dissesto idrogeologico, Legambiente: oltre 80% del territorio a rischio

Rischio dissesto idrogeologico per l’82% del territorio italiano. Secondo le stime diffuse da Legambiente l’Italia sarebbe un Paese dalle fondamenta piuttosto fragili, con 6.633 Comuni italiani in pericolo. Da questi dati ha preso il via Conferenza Nazionale sul Rischio Idrogeologico svoltasi nei giorni scorsi a Roma e alla quale hanno partecipato tra gli altri WWF, AIAB, Touring Club Italiano e Federparchi.

Dissesto idrogeologico che riguarda un’ampia superficie del territorio italiano. Le aree più interessate dal fenomeno sono le regioni Calabria, Molise, Umbria, Basilicata, Valle d’Aosta e la Provincia di Trento con addirittura il 100% degli enti locali minacciati. Migliore seppur non di molto la situazione nelle Marche e in Liguria col 99% dei Comuni a rischio. Seguono con il 98% Lazio e Toscana mentre è giudicato ad alta criticità il 9,8% dell’Italia (circa 29.517 Kmq).

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L’incontro ha visto la partecipazione di tecnici e operatori del settore, associazioni ambientaliste e sindaci per affrontare in maniera chiara e diretta quello che rappresenta uno dei maggiori problemi italiani. Sul dissesto idrogeologico si è aspettato a lungo che la classe politica mettesse in atto azioni di tutela e di messa in sicurezza del territorio. Attese fino ad ora tradite secondo quanto riferito da Legambiente, ma che sono ormai non più eludibili secondo il presidente Vittorio Cogliati Dezza:

È ora che la campagna elettorale affronti il tema delle grandi emergenze del paese, che non sono purtroppo riducibili solo alla pressione fiscale, al debito e allo spread. Il 2012 si è concluso con un importante monito per chi governa il nostro Paese: le conseguenze dei cambiamenti climatici costituiscono un fenomeno da cui non si può più prescindere. L’elevata frequenza di questi fenomeni e un territorio sempre più vulnerabile causano ogni anno ingentissimi danni in termini sociali, ambientali e purtroppo anche di vite umane.

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L’eccessiva concentrazione umana in alcune aree ha reso quei territori, complice una scarsa attività di manutenzione, particolarmente sensibili agli effetti dei cambiamenti climatici. A colpire sono stati negli ultimi anni soprattutto alluvioni e smottamenti, ai quali sottolinea ancora Cogliati Dezza si è fino reagito con operazioni d’emergenza e mai con attività a più ampio spettro. Un segnale diverso quello che vuole essere lanciato dalla conferenza sul rischio idrogeologico, per imporre all’attenzione del prossimo governo nuove politiche di salvaguardia del territorio italiano:

Con la Conferenza Nazionale di oggi parte un percorso di lavoro con tante organizzazioni che condividono proposte concrete ed attuabili che porremmo all’attenzione dei candidati premier ed immediatamente dopo al nuovo governo. Oltre ai meccanismi per trovare le risorse necessarie occorre un forte intervento di semplificazione della giungla di piani territoriali, che a diverso titolo, ad oggi dovrebbero sovrintendere alla pianificazione territoriale, ed un altrettanto efficace controllo tecnico-scientifico sulla tipologia di interventi che si propongono, per evitare quelli dannosi e controproducenti che ancora abbiamo visto attuare in questi anni.

8 febbraio 2013
I vostri commenti
Silvano Ghezzo, sabato 9 febbraio 2013 alle2:07 ha scritto: rispondi »

Non posso che ripetermi: sessanta milioni di abitanti sono troppi per l'estensione e tipologia  del territorio italiano. Quando sento qualche "solone" che parla di fare molti più figli per mantenere le persone anziane che aumentano di numero, mi chiedo: ma poi questi figli non diventano forse anch'essi anziani e quindi il problema invece di risolversi si aggraverà sempre di più. La soluzione più giusta mi sembra quella di raggiungere un equilibrio numerico  sostenibile della popolazione. Il discorso varrebbe anche a livello mondiale.

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