Emergenza dissesto idrogeologico di nuovo in primo piano dopo la “bomba d’acqua” che ha colpito Refrontolo, nel trevigiano. Quattro le morti in seguito all’esondazione del fiume Lierza mentre nel frattempo cresce la polemica sulla gestione del territorio nazionale e il rischio calamità naturali.

Sui motivi che hanno portato il Lierza a esondare è subito scontro, con gli ambientalisti che indicano come causa principale la mancata manutenzione del territorio. Una pratica poco virtuosa che avrebbe finito negli anni con l’aggravare una situazione già difficile di dissesto idrogeologico.

Il presidente di Regione Veneto Luca Zaia difende però le scelte dell’amministrazione locale:

Quella è una zona incontaminata. Il Lierza è un torrente di origine preistorica. Quell’alveo non è stato mai toccato dall’uomo, non ha nemmeno gli argini. Anche quei vigneti sono storici, ma ci sono più boschi che vigneti. Tanto che in quella zona non c’è mai stata una frana.

Respinta anche la possibile causa del consumo di suolo per finalità edilizie secondo Zaia:

Ora c’è la crisi e il problema della cementificazione non c’è più.

Sotto accusa secondo il sindaco di Refrontolo Loredana Collodel l’inaspettata quantità di pioggia concentratasi in poche ore, che avrebbe ingrossato il fiume spingendolo a esondare. Il Corpo Forestale sembra nel frattempo aver smentito che la tragedia possa essere frutto di un ipotizzato “effetto tappo” generato da alcune balle di fieno depositate lungo il corso d’acqua.

Tuttavia l’allerta in merito alla gestione del dissesto idrogeologico in Italia resta alta, come testimonia l’ultimo rapporto diffuso dalla stessa Forestale. Come hanno ricordato le associazioni ambientaliste a essere interessata dal problema è buona parte del Paese, oltre l’80% secondo le ultime stime del Corpo Forestale dello Stato.

Nello specifico l’82% dei Comuni italiani si trova in zone a elevato rischio idrogeologico, circa 6.600 località secondo le stime del Corpo Forestale dello Stato, che fissa a circa 6 milioni il numero di persone sottoposte a tale pericolo. Le cause sono quelle ormai note: degrado, abusivismo, deforestazione, cementificazione e incendi.

Le regioni più a rischio sono Calabria, Molise, Basilicata, Umbria, Valle d’Aosta e Provincia di Trento, nelle quali il territorio minacciato raggiungerebbe una percentuale del 100%. DI poco migliore la situazione per Marche e Liguria, ferme al 99%. Sopra il 90% anche Lazio e Toscana (98%), Abruzzo (96%), Emilia Romagna (95%), Campania e Friuli Venezia Giulia (92%).

Migliore, anche se pur sempre con la maggioranza del proprio territorio a rischio, la situazione in Piemonte (87%), Sardegna (81%), Puglia (78%), Sicilia (71%), Lombardia (60%), nella Provincia di Bolzano (59%) e in Veneto (56%). Dissesto idrogeologico costato, sotto forma di alluvioni, terremoti e altre calamità naturali, circa 242 miliardi di euro allo Stato secondo Legambiente.

Minaccia dissesto idrogeologico che minaccerebbe, secondo un rapporto Ance-Cresme, anche il 10% delle scuole. Necessari impegni più che mai urgenti da parte delle istituzioni, sostengono gli ambientalisti, per evitare l’ulteriore degenerare della situazione.

Un impegno che il governo si è assunto e che è già una priorità del suo dicastero secondo il ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti, intervenuto a Radio Anch’io:

Il nostro è un Paese morfologicamente malato: il dissesto è uno dei principali problemi italiani e il suo contrasto è stato messo fin dal primo giorno tra le priorità del governo.

Il nostro primo atto è stata la creazione di un’unità di missione proprio sul dissesto idrogeologico, una cabina di regia a Palazzo Chigi per coordinare l’attività dei ministeri. Ci siamo resi conto poi che molte risorse erano incagliate presso le regioni, con un meccanismo sbagliato che complicava invece di semplificare: lo abbiamo cambiato, togliendo i commissari.

4 agosto 2014
I vostri commenti
Silvano Ghezzo, martedì 5 agosto 2014 alle1:48 ha scritto: rispondi »

Purtroppo ci sono molte disponibilità finanziarie regionali e comunali bloccate per il famoso "patto di solidarietà", che serve solo a contenere il disavanzo statale. Disavanzo che dovrebbe invece ridursi con la "spending review" e non a scapito del territorio.

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