Dopo 7 anni da quando il caso è stato presentato in giudizio finalmente venerdì, in 5 minuti, la Corte d’appello dell’AIA ha deciso che a marzo la Royal Dutch Shell, accusata di aver provocato il disastro ambientale sul delta del Niger a causa delle numerose e consistenti perdite di petrolio, sarà giudicata e ne saranno indagate le responsabilità. Soddisfatti i 4 contadini nigeriani che, sostenuti da Friends of the Earth, una federazione di organizzazioni ambientaliste autonome, avevano portato nel 2008 il caso all’attenzione della corte Olandese.

Il giudice Van der Klooster ha dichiarato che tutti gli appelli del gruppo petrolifero sarebbero stati respinti e ha specificato che dovranno essere resi pubblici i documenti che potrebbero testimoniarne le responsabilità per quanto riguarda la negligente gestione degli oleodotti, che non ne ha saputo evitare il sabotaggio.

Sì perché la Shell si difende dando la colpa delle perdite ai furti a scopo di lucro che sarebbero avvenuti nei suoi impianti e che secondo la legge nigeriana non comporterebbero il risarcimento dei danni. Ha aggiunto inoltre in un comunicato, uscito dopo che la corte dell’AIA si è espressa:

Siamo delusi che il giudice olandese abbia deciso di assumere la competenza internazionale sulla SPDC (Shell Petroleum Development Company of Nigeria).

La SPDC è la controllata della Shell che ha operato in Nigeria e un suo portavoce ha ribadito che la questione doveva essere affrontata da una corte nigeriana. Soddisfatti invece gli ambientalisti. Geert Ritsema, portavoce per Friend of the Earth, ha dichiarato ai giornalisti:

La sentenza è una vittoria importante, non solo per gli agricoltori, ma in realtà anche per il popolo della Nigeria. Essa stabilisce un precedente enorme, questo significa che i giudici olandesi possono dare giudizi sulle aziende olandesi anche in altri Paesi.

Gli ambientalisti sperano che questo precedente possa avere un peso considerevole anche in tutte le altre questioni in cui il potere delle lobby si scontra con quello del popolo e con il bene comune. Ciò che verrà deciso a marzo avrà una grandissima importanza perché la Nigeria è sfruttata dalla Shell da 50 anni. Attualmente è il 13 esimo più grande produttore di petrolio al mondo con 2,4 milioni di barili estratti al giorno.

Una precedente corte, di grado inferiore, aveva fatto temere il peggio nel 2013 giudicando la Shell non responsabile per i disastri di cui era accusata. Era stata stabilita però la parziale colpevolezza della SPDC che era stata condannata a pagare indennizzi agli agricoltori e ai pescatori solo del villaggio di Ikot Ada Udo.

La Shell all’inizio di quest’anno ha pagato 75 milioni di euro per risarcire i danni creati alla comunità di Bodo, ma i 4 contadini vogliono che tutte le aree afferenti ai 4 villaggi interessati dalle perdite vengano bonificati.

Dovremmo aspettare marzo per sapere se ciò che verrà deciso potrà segnare davvero una svolta nella lotta ai disastri ambientali e nell’intenzione di punirne con fermezza le responsabilità.

21 dicembre 2015
In questa pagina si parla di:
Fonte:
Via:
BBC
Immagini:
Lascia un commento