Nubifragio Sardegna, i soldi per la messa in sicurezza del territorio c’erano

La tragedia di questi giorni in Sardegna ha riportato tristemente alla ribalta la questione della messa in sicurezza del territorio. Purtroppo ogni anno ascoltiamo i nostri politici promettere che questa tragedia non si ripeterà più, che la priorità sarà proprio rivedere i piani di sviluppo urbanistico e la bonifica dei terreni a rischio.

Purtroppo, puntualmente, questa promessa viene disattesa. La giustificazione è che mancano i soldi, ma secondo un calcolo della CGIA di Mestre, in realtà non è così. Spiega Giuseppe Bortolussi, segretario della CGIA:

Sostenere che queste sciagure accadono anche perché non ci sono le risorse finanziarie disponibili per la tutela e la manutenzione del nostro territorio risulta difficile, soprattutto a fronte dei 43,88 miliardi di euro che vengono incassati ogni anno dallo Stato e dagli Enti locali dall’applicazione delle imposte ambientali, di cui il 99% finisce invece a coprire altre voci di spesa. I soldi ci sono, peccato che ormai da quasi un ventennio vengano utilizzati per fare altre cose.

Insomma, tradotto in parole più semplici significa che ogni anno quasi 44 milioni di euro delle nostre tasse vengono dedicati a fondi per la messa in sicurezza del territorio, oltre che per altre attività ambientali, ma alla fine appena 400 mila euro (per la precisione secondo la CGIA sono 448 mila euro) verrebbero spesi per questa finalità. Tutto il resto, come spesso accade in Italia, prenderebbe vie traverse sconosciute alla popolazione.

Si tratta di tasse che tutti noi paghiamo, nessuno escluso, compresi gli evasori. Secondo la stima si possono dividere in tre categorie: imposte sull’energia (quelle che paghiamo in bolletta), sui trasporti (che paghiamo per l’iscrizione al PRA, sulle assicurazioni o altre tasse automobilistiche) e sulle attività inquinanti (rifiuti e simili). A questo punto viene da chiedersi per quali altre spese vengano utilizzati tutti questi fondi.

20 novembre 2013
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I vostri commenti
pasquale , mercoledì 20 novembre 2013 alle20:34 ha scritto: rispondi »

basterebbe che lo stato dasse ogni anno un contributo di 1 euro ( o 50 centesimi di euro) per ogni metro quadrato di terreno incolto nelle zone montuose ai relativi proprietari per assicurare un minimo di manutenzione e coltivazione in tal modo con poca spesa si andrebbero a motivare i contadini a coltivare di più la terra , si manterrebe il territorio in buono stato e capace di resistere meglio alle calamità naturali e si andrebbea generare anche una economia virtuosa e rispettosa dell'ambiente. Molto meglio che realizzare poi costosissime cementificazioni tipo muraglioni argini ecc che non fanno altro che distruggere ancora di più l'ambiente e amplificare gli effetti distruttivi di successive calamità naturali .

Silvano Ghezzo, mercoledì 20 novembre 2013 alle20:22 ha scritto: rispondi »

La coperta è troppo corta e la miope politica italiana non si ispira certo alla programmazione e prevenzione , bensì all'azione del tappabuchi, e spesso manco questa..

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