I disastri naturali, esacerbati dai cambiamenti climatici, hanno causato 22 mila vittime nel 2013. Le cifre di quello che sembra un vero e proprio bollettino di guerra sono state diffuse dalla Croce Rossa Internazionale nella sua relazione annuale. Il World Disaster Report ha analizzato la portata e le conseguenze di uragani, cicloni, alluvioni e altri fenomeni meteorologici estremi avvenuti lo scorso anno. I dati raccolti rivelano che nel 2013 i disastri naturali hanno colpito e influenzato pesantemente la vita di 100 milioni di persone.

A far riflettere è però un altro dato evidenziato dall’analisi: l’87% della popolazione interessata dai disastri naturali vive in Asia. La Croce Rossa Internazionale spiega che, a causa dei cambiamenti climatici, sempre più persone saranno esposte al rischio di calamità. Il modo in cui le diverse popolazioni convivono e reagiscono al pericolo è fondamentale per studiare misure di prevenzione adeguate.

La cultura, infatti, è un fattore determinante nella lotta per la sopravvivenza. Secondo gli esperti della Croce Rossa Internazionale migliaia di persone vivono nei pressi di vulcani, fiumi, sulle coste esposte alle tempeste e in territori a forte rischio sismico. La ragione è semplice: si tratta di zone fertili, ricche di risorse naturali che forniscono sostentamento. Per ridurre l’esposizione al rischio bisognerebbe dunque creare delle valide alternative per la sussistenza delle popolazioni locali e rendere più sicure attività come l’agricoltura, la pesca e lo sfruttamento delle miniere nelle zone più pericolose della Terra.

Come ha sottolineato Elhadj As Sy, segretario generale della Croce Rossa Internazionale:

L’unica cosa certa è che avremo un impatto scarso se non prendiamo adeguatamente in considerazione le culture, le credenze e gli atteggiamenti delle persone in relazione al rischio, e se non ci basiamo sulle conoscenze delle popolazioni locali. Il cambiamento climatico sta portando al danneggiamento dei mezzi di sussistenza e a una maggiore vulnerabilità. I disastri naturali stanno diventando sempre più frequenti ed estremi. Dobbiamo includere considerazioni di natura culturale nelle strategie per la riduzione del rischio di catastrofi.

Il report evidenza che i disastri naturali più frequenti sono le inondazioni, seguite dalle tempeste. Nel 2013, le inondazioni hanno causato il 44% dei decessi causati da eventi meteo estremi, le tempeste il 41%. Il fenomeno più devastante è stato il tifone Haiyan nelle Filippine, che ha colpito 16 milioni di persone, e il ciclone Phailin in India che si è abbattuto su 13 milioni di abitanti.

In totale, i disastri naturali hanno causato perdite stimate in 118,6 miliardi di dollari nel 2013. Da solo il tifone Haiyan è costato all’economia globale ben 10 miliardi di dollari.

17 ottobre 2014
Lascia un commento