Il futuro potrebbe segnare un imprevisto ritorno in voga dei dirigibili, uniti alle più moderne tecnologie fotovoltaiche, rivoluzionando i viaggi aerei. Stiamo parlando del progetto MAAT (Multibody Advanced Airship for Transport), portato avanti da aziende e Università inglesi, belghe, portoghesi, russe, tedesche e uruguayane.

In Italia, il MAAT è seguito con molto interesse dall’Università di Modena e Reggio Emilia. Il prof. Antonio Dumas, docente di Fisica Tecnica dell’Ateneo emiliano, ha così descritto i punti più innovativi:

Con questo progetto viene rivoluzionato il concetto di trasporto aereo, fino a ora effettuato da limitati punti a terra. Il dirigibile MAAT infatti è collegato a più dirigibili che, come [navette rifornitrici], trasportano persone e merci da e verso terra costituendo l’anello di con-giunzione tra il dirigibile e la Terra. Un concetto innovativo di hub aeroportuale. Particolarmente significativa la presenza di un’iniziativa come questa nella città di Reggio Emilia, che ha avuto un ruolo di primo piano nella storia aeronautica italiana, grazie alle realizzazioni delle Officine Reggiane. In particolare il progetto MAAT intende dare corpo, seppur in modi e forme diverse al sogno di un grande vettore globale, come concepiti gli innovativi transaerei Caproni Ca 60 del 1919 e il Caproni Reggiane Ca 6000 degli anni ’40.

Insomma, la forma del MAAT sarà simile a quella di un grande fiore, che verrà rifornito di merci e passeggeri dai petali, o “feeder”, ovvero da dirigibili più piccoli. Il ruolo del MAAT sarà, allora, quello di un grande hub volante.

Grande è l’attenzione del progetto ai temi ambientali. Come leggiamo sul sito LuigiBoschi.it:

Caratteristica prioritaria del sistema è quella di essere a consumo energetico nullo di fonti energetiche fossili, essendo interamente alimentato mediante energia fotovoltaica.

Le caratteristiche tecniche attese, sono le seguenti:

  • Massima velocità (400 km/h in favore di vento);
  • Velocità di crociera
    1. 100 km/h con spostamenti in direzione est-ovest;
    2. 300 km/h con spostamenti in direzione ovest-est;
    3. Tempo di salita e discesa dei feeder (15 km) circa un’ora;
    4. Massima tangenza operativa (18 km);
    5. Quota operativa prevista (11/16 km);
  • Hub AHA implementabili in qualsiasi centro urbano, possibilmente in prossimità di snodi intermodali di trasporto;
  • Consumo: nullo.


Per concludere, si tratta di un progetto chiaramente in controtendenza rispetto ai moderni aerei intercontinentali supersonici. Abbattere però consumi e inquinamento, però, sembra evidentemente – e a ragione – un risultato più importante che non il rompere il muro del suono. Non è un caso, allora, che per il progetto sia stato scelto il nome di Maat: l’alata dea egizia dell’ordine cosmico, quasi a simboleggiare l’importanza del rispetto dovuto alla natura e all’ambiente.

14 settembre 2011
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I vostri commenti
Michele Nigro, giovedì 15 settembre 2011 alle10:14 ha scritto: rispondi »

applicare questa ricerca sul trasporto urbano eliminando autobus, metro e un motore per autovettura .

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