Il piacere dell’orto non si declina unicamente con le più gustose pietanze da coltivare, ma anche e soprattutto con la manutenzione. Dopo aver appreso le tecniche di base per la sarchiatura e la pacciamatura, sarà utile introdurre il concetto del diradamento. Di che cosa si tratta e quando è necessario nel proprio giardino.

Così come già suggerisce il nome, il diradamento non è altro che l’eliminazione di eventuali piante in eccesso. Per farlo potrebbero essere necessari degli appositi strumenti, come piccole zappe, ma questa necessità varia a seconda della varietà coltivata. Per ogni dettaglio, di conseguenza, si consiglia di richiedere informazioni al proprio fornitore di semenze di fiducia.

Diradamento, cosa è?

Alcuni tipi di semina, come quella a spaglio o a buca nel terreno, non permettono di controllare preventivamente il numero di piante pronte a crescere. Questo limite anteriore può portare ad avere degli orti sovraffollati, dove le varietà scelte faticano a svilupparsi, per il veloce depauperamento delle sostanze nutritive nel terreno, ma anche al ridotto di acqua.

Per evitare questo tipo di problematiche, e altre ancora non specificate nel precedente paragrafi, da diversi secoli l’uomo ricorre alla tecnica del diradamento. Si tratta di una procedura volta all’eliminazione, quindi all’eradicazione, dei germogli e delle piante in sovrannumero, per evitare un vero e proprio soffocamento della coltivazione. In questo modo, inoltre, si preserverà la distribuzione uniforme delle sostanze nutritive e dei sali minerali nel terreno, garantendo così una crescita equilibrata di tutte le verdure. Perché, tuttavia, non ridurre il numero di semi iniziali, anziché procedere alla successiva estirpazione? Poiché vi sono molti fattori che possono influire sulle capacità di germinazione dei semi: non è detto che tutti giungano a maturazione, inoltre potrebbero essere colpiti da fenomeni atmosferici troppo intensi, oppure dall’azione di animali, roditori e parassiti.

Naturalmente, il diradamento non è sempre necessario, ma deriva dalla capacità di proliferazione del vegetale seminato. Inoltre, la tecnica non viene eseguita casualmente, ma risponde a regole più o meno codificate, anche per non danneggiare gli altri esemplari che rimarranno ben saldi nel terreno.

Diradamento, come si esegue?

Il diradamento, di norma, si rende necessario per le varietà dai semi più prolifici, soprattutto per la semina a spaglio. La selezione delle piante da eradicare, tuttavia, non è affatto casuale: una volta apparsi i germogli, e raggiunta una media lunghezza, si eliminano gli esemplari più deboli, poiché hanno meno possibilità di crescere rigogliosi o di resistere alle varie modifiche del clima, soprattutto in caso di primavere capricciose.

Il primo passo si compie con una lieve annaffiatura del terreno, per ottenere una superficie morbida su cui lavorare. Questa può essere effettuata la sera prima dell’operazione di diradamento o, in alternativa, di prima mattina dello stesso giorno, lasciando comunque trascorrere qualche ora per garantire un corretto deflusso dell’acqua.

Le piantine da eliminare vanno estratte delicatamente, per evitare si rovinino gli esemplari adiacenti, strappandoli dalla base con una media forza, aiutandosi con la punta di una piccola zappa se necessario. Bisogna prestare attenzione a non danneggiarne le radici, perché i germogli esclusi possono essere recuperati e trapiantati altrove, ad esempio in vasetti oppure in file dove sono rimasti ampi spazi vuoti.

27 febbraio 2016
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