Alcune persone di sera non riescono a dormire e magari proprio per questo sono più produttive nel tardo pomeriggio che non al mattino. Non è questione di essere mattinieri, si tratta proprio di abitudini e di ciclo del sonno.

Se siete dei gufi che di notte non riuscite a dormire probabilmente avrete pensato di chiedere al vostro capo la possibilità di entrare a lavoro più tardi e proseguire piuttosto un paio d’ore dopo l’orario di chiusura classico. L’idea però vi sarà sembrata assurda e non avrete spiccicato parola, trascinandovi ogni mattina a lavorare con gli occhi chiusi.

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In realtà recenti ricerche hanno confermato che per le persone che non riescono a dormire sarebbe meglio iniziare a lavorare un po’ dopo e avere qualche ora in più di sonno. Gli impiegati arrivando a lavoro riposati sarebbero stati molto più produttivi.

L’Università di Sydney e Stefan Volk, autore dello studio, ha ribadito che rendere l’orario di lavoro flessibile a seconda del bioritmo personale renderebbe i lavoratori molto più produttivi ed efficaci.

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Le differenze fisiologiche sono molto importanti e influenzano il contesto lavorativo, per questo, cercare di capire quale fascia oraria è migliore per lavorare diventa fondamentale anche per i capi che, sicuramente preferirebbero dei dipendenti con la mente fresca piuttosto che addormentati sulla scrivania.

Il cosiddetto “orologio interno” esiste e controlla tutti i periodi di attività e riposo del nostro corpo. I ricercatori hanno analizzato questo bioritmo in diversi volontari e i livelli di produttività sono risultati completamente dipendenti proprio da questo orologio interno. Per avere lavoratori più produttivi sarebbe quindi necessario uno studio approfondito dei bioritmi e dare la possibilità ai dipendenti di avere orari di lavoro flessibili.

25 maggio 2017
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