Una dieta poco sana e ricca di grassi può aumentare il rischio di Alzheimer. Secondo i risultati di un recente studio condotto da un gruppo di ricercatori USA sarebbero state individuate specifiche correlazioni tra l’assunzione di cibi ad alto contenuto di grassi saturi e l’aumento del pericolo di sviluppare tale malattia degenerativa del cervello. Al centro dell’interesse dei ricercatori la presenza della proteina beta-amiloide, i cui livelli nel liquido cerebrospinale risulterebbero un marcatore di rilievo nell’individuazione della patologia.

Le analisi sono state condotte su 47 anziani: 27 di loro mostravano segni di una leggera degenerazione delle funzioni cognitive (età media 67 anni) mentre gli altri 20 non evidenziavano particolari condizioni negative (età media 69 anni). I volontari sono stati divisi in due gruppi a seconda della dieta da loro seguita, se povera o ricca di grassi saturi.

Nei soggetti che durante il mese di monitoraggio hanno seguito un regime dietetico ad alto contenuto di grassi saturi e cibi ad elevato indice glicemico la presenza della proteina beta-amiloide è aumentata in maniera evidente. Al contrario questa crescita non è avvenuta nei soggetti che hanno seguito una dieta sana ed equilibrata.

Lo studio rappresenta però solo un punto di partenza nell’analisi delle connessioni tra l’Alzheimer e questo tipo di dieta, essendo limitato dal ristretto periodo temporale d’analisi e dal ridotto numero di casi analizzati.

Limiti che però nulla toglierebbero all’importanza di una corretta alimentazione nella lotta contro le malattie degenerative del cervello, come afferma uno degli autori dello studio, la Dr. Suzanne Craft, professore di Medicina presso la Wake Forest School of Medicine di Winston-Salem, N.C:

La dieta è un fattore di assoluto rilievo nella determinazione della salute del cervello. Il tipo di cibo che mangiamo, i percorsi dietetici che seguiamo per lunghi periodi di tempo hanno un sostanziale impatto sui nostri cervelli al punto che possono contribuire a ridurre o incrementare il rischio di sviluppare in età avanzata patologie cerebrali come l’Alzheimer.

18 giugno 2013
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