Settembre, periodo di rientro. Periodo anche di conti, per esempio relativamente al numero di chili guadagnati mentre ci si rilassava al mare o in montagna. Periodo quindi anche di dieta, disintossicante o dimagrante. Ma cosa mangiare per sentirsi più leggeri? Gli italiani sembrano puntare sul pesce.

Lo dice un’indagine di Federcoopesca-Confcooperative: sono il 75% gli italiani che come “dieta da rientro” scelgono frutta e verdura in abbondanza, ma per le proteine scelgono quelle nobili del pesce. Si tratta di una scelta azzeccata, che dà beneficio al nostro organismo e che potrebbe fare da stimolo per un maggior consumo di pesce nella dieta di tutti i giorni.

Federcoopesca avverte che ogni anno pro capite si consumano meno di 20 chilogrammi di prodotti ittici, di cui appena il 15% con alto contenuto di omega 3. Questi ultimi sono acidi grassi essenziali, presenti nelle membrane cellulari, ne permettono il mantenimento e l’integrità. Fanno diminuire il quantitativo di trigliceridi e di colesterolo cattivo (LDL) nel sangue, fanno aumentare invece quello buono (HDL). Aiutano a prevenire patologie degenerative, in particolare cardiache, evitano la formazione di placche arteriosclerotiche all’interno dei vasi sanguigni e aiutano a controllare la pressione alta.

Una delle avvertenze che Federcoopesca fa riguarda la cottura, perché gli omega 3 sono grassi insaturi e non resistono quindi a cotture prolungate. Meglio preferire la bollitura, la griglia o il forno. Ma quali sono i pesci più ricchi di omega 3? Sono quelli più grassi: i semigrassi, con contenuto di grasso dal 3% al 10% (come dentice, triglia, tonno, pesce spada, salmone, sarde) e quelli grassi (aringa, anguilla e sgombro), con una percentuale di grasso che supera il 10% (un quantitativo non eccessivo se confrontato con altri tipi di alimenti).

Queste tipologie hanno anche il vantaggio di fornire un apporto bilanciato di vitamina D. Questo fattore, insieme proprio ai quantitativi di omega 3 assunti, determinerebbe effetti positivi sulle capacità di riposo. A sostenerlo, gli studi dell’Università di Bergen (Norvegia). Qui gli esperimenti hanno dimostrato che adulti e bambini che erano carenti dei due elementi, avevano difficoltà ad addormentarsi.

Ma non ci sono solo pesci grassi e per chi volesse optare per tipologie più magre conviene puntare su nasello, orata, razza, gamberi d’acqua dolce, polpi, che hanno un quantitativo di grassi inferiore all’1% o su sogliola, spigola, trota, palombo, rombo, calamari, seppie, mitili, ostriche e vongole, che ne hanno un po’ di più, ma rimangono al di sotto del 3%.

Se poi oltre alla linea si guarda anche ai vantaggi in termini economici e di sostenibilità, è sempre meglio puntare sul pesce di stagione e locale, si può arrivare a risparmiare un 30% del costo, rispettando i cicli naturali delle diverse specie. A settembre, ad esempio, è periodo di acciuga, dentice, nasello, orata, pesce spada, sardina, sgombro, sogliola e triglia.

14 settembre 2016
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