La dieta per la tiroide è un regime alimentare suggerito dal medico curante a coloro che soffrono di una alterazione, più o meno grave, del funzionamento di questa ghiandola. In una fase preliminare, si tratta di una serie di piccoli accorgimenti che favoriscono il regolare funzionamento della stessa.

La tiroide è una ghiandola che si trova alla base del collo e la cui attività è correlata con lo sviluppo cerebrale e scheletrico, cutaneo, genitale e con la regolazione del metabolismo. Dal punto di vista anatomico, è formata da due lobi uniti da una sezione, che prende il nome di istmo. Si tratta di una ghiandola endocrina, ossia produce ormoni che vengono rilasciati nel sangue. In particolare, gli ormoni in questione sono la triiodotironina e la tiroxina, solitamente indicati come T3 e T4 rispettivamente. La sigla fa riferimento al numero di atomi di iodio presenti nella struttura chimica dell’ormone: 3 per la triiodotironina e 4 per la tiroxina, detta anche tetraiodotironina. Per sintetizzare i due ormoni la tiroide necessita, oltre che di iodio a sufficienza, di tirosina: un amminoacido che il nostro organismo sintetizza a partire dalla fenilalanina, un amminoacido essenziale che si trova in diversi alimenti tra cui legumi, uova, pesce e anche carne.

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Il malfunzionamento della ghiandola tiroidea si manifesta in primis con l’aumento della dimensione della ghiandola stessa. L’aumento del volume è in genere visibile anche dall’esterno, con la formazione del caratteristico gozzo, ossia una massa evidente alla base del collo. L’ingrossamento è correlabile sia ad una condizione di ipertiroidismo che di ipotiroidismo: solo il medico e le analisi di laboratorio e strumentali potranno stabilire la causa del gozzo stesso.

Vediamo che cos’è il gozzo e quali sono gli alimenti, o le carenze alimentari, che possono divenirne la causa.

Che cos’è il gozzo

Viene definito gozzo un ingrossamento, in genere benigno, della tiroide. Ecco le cause:

  • carenza di iodio nella dieta: tra tutte questa è quella che si verifica più di frequente;
  • assunzione di alcuni farmaci come amiodarone e litio;
  • impiego di tapioca, broccoli, cavolfiore e cavolo in elevate quantità per lungo tempo;
  • modifica temporanea del metabolismo come può avvenire nella pubertà, in gravidanza o menopausa.

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Come sottolineato, la nella maggior parte dei casi è la carenza di iodio la causa della formazione del gozzo: questo è indispensabile per la produzione degli ormoni T3 e T4, poiché quando è presente in quantità insufficienti, la tiroide si ingrossa nel tentativo di compensare l’inefficienza nella sintesi ormonale. In generale, questa condizione è asintomatica e il paziente si rivolge al medico perché nota l’ingrossamento.

Alimenti gozzigeni

Alcuni alimenti di uso comune sono in grado di interferire con il corretto metabolismo dello iodio: se consumati in grande quantità, pertanto, possono diventare la causa della formazione del gozzo – evento assai raro – o peggiorarne il decorso. Questi gli alimenti dall’elevato potenziale gozzigeno:

  • cavolo, rapa, cavolfiore, colza, ravanello e rucola, ossia ortaggi che appartengono alla famiglia delle Crucifere;
  • soia e derivati;
  • spinaci;
  • carne e pesce conservati contenenti nitrati, additivi alimentari ad azione antimicrobica e antisettica.

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L’assunzione di questi alimenti, se non in quantità eccessive, è assai raramente la causa del gozzo: l’impiego degli stessi è semmai peggiorativo di una deregolazione tiroidea già in atto, dovuta a una dieta già piuttosto carente di iodio. Questa considerazione ha da tempo condotto gli organi sanitari dei diversi Paesi a consigliare l’impiego di sale iodato in cucina, sempre comunque limitandone la quantità per non incidere negativamente sulla pressione arteriosa. Infine, sempre per prevenire la carenza di iodio, è efficace aumentare l’impiego di pesce nella dieta. Buone fonti di iodio sono anche le uova e il latte.

21 agosto 2017
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