La dieta paleolitica è uno dei regimi alimentari più in voga tra quelli apparsi negli ultimi anni. Chi segue la paleodieta cerca di alimentarsi come gli uomini primitivi, evitando i prodotti raffinati e i cereali e preferendo carne e pesce.

La dieta paleo ha dunque una base prettamente proteica. A destare la preoccupazione degli ambientalisti è proprio la fonte delle proteine: carne e pesce.

Come sottolinea l’attivista californiana Erica Etelson, un regime alimentare che preveda un consumo massiccio di carne ha infatti un’impronta ecologica troppo alta. Gli allevamenti di bestiame, soprattutto quelli bovini, sono responsabili dell’emissione di grandi quantità di metano, uno dei gas serra più pericolosi.

Inoltre gli allevamenti hanno un’impronta idrica molto alta perché l’intera filiera delle carni richiede enormi quantità di acqua, sia per far crescere il foraggio che per abbeverare il bestiame. Senza contare le implicazioni etiche degli allevamenti intensivi che spesso ignorano completamente i diritti degli animali, costringendoli a vivere in spazi angusti e ad ingrassare a dismisura ingurgitando mangimi ipercalorici.

Molti sostenitori della paleodieta consigliano di comprare carne biologica, proveniente da allevamenti all’aperto che lasciano liberi di pascolare gli animali, permettendogli di crescere nei tempi naturali. Secondo gli ambientalisti acquistare carne biologica in grandi quantità ha però un costo troppo elevato da sostenere per la maggioranza delle persone.

Dunque, se la paleodieta dovesse diffondersi ulteriormente è probabile che andrebbe ad aumentare la richiesta di carne a basso costo, proveniente proprio dagli allevamenti intensivi che utilizzano ormoni e antibiotici.

Alimentarsi come gli uomini primitivi non è dunque un’impresa semplice oggi. In un mondo popolato da oltre 7 miliardi di persone, aumentare a dismisura il consumo di carne non è una scelta sostenibile a lungo termine.

L’uomo primitivo poteva contare sulla selvaggina, alimentandosi con la carne di animali cresciuti allo stato brado che avevano consumato erba priva di contaminanti. Replicare un simile modello alla perfezione oggi è impossibile. Non esistono abbastanza pascoli per fornire alla popolazione mondiale carne di qualità in così grandi quantità.

Lo stesso discorso vale per il pesce. Gli stock ittici mondiali sono già al collasso e molte specie non riescono a ripopolarsi a causa del sovrasfruttamento. La pesca eccessiva mediante metodi illegali come le reti a strascico sta inoltre mettendo a rischio diverse specie marine protette come i delfini e le tartarughe.

Erica Etelson fa inoltre notare che la paleodieta promuove anche il consumo di olio di palma. Le piantagioni di palme da olio sono responsabili di una deforestazione massiccia in diverse aree del mondo cruciali per gli equilibri degli ecosistemi terrestri: dall’Indonesia all’Amazzonia.

6 febbraio 2015
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I vostri commenti
Giusto per la precisione, mercoledì 29 aprile 2015 alle18:03 ha scritto: rispondi »

Mi sono imbattuto in questo vostro articolo e vorrei fare notare un paio di cose, soprattutto per chi legge e potrebbe farsi un'idea sbagliata della dieta paleo. Preciso che io seguo la dieta paleo da quasi sette mesi con leggere variazioni rispetto a quella rigorosa di Cordain. Innanzitutto il discorso della carne. Non è affatto vero che la dieta paleo proponga di mangiare "soprattutto" carne e pesce. Alla base della dieta paleo ci sono le verdure. Inoltre la questione della qualità non è una parentesi rispetto a ciò che viene proposto dalla dieta, ma parte integrante: insomma, se non ci si può permettere carne di buona qualità meglio mangiare più ortaggi (di buona qualità). Non è un aspetto secondario, a meno che qualcuno non lo interpreti in questo modo ma in tal caso non vedo come possa essere colpa di Cordain e soci. Ho letto l'articolo di riferimento e l'autrice, Erica Etelson, la quale non specifica o forse non sa che nella dieta paleo tra gli oli consigliati, ma da usare a crudo, c'è l'olio di palma rosso che è un'altra cosa rispetto all'olio di palma cui si fa riferimento normalmente (cioé quello usato negli alimenti industriali; i prodotti industriali sono praticamente banditi dalla paleo, si salvano in pochi). Inoltre si lamenta del modo brusco in cui è stata trattata da questa Weston A. Price Foundation (WPF) dicendo "WPF doesn’t consider itself Paleo, but its nutritional advice is heavy on animal protein and palm oil" però mettendolo tra parentesi, come a dire "Non promuovono la paleo, ma siccome mi servono argomenti a sfavore cerco di fare finta che vada bene uguale". Pietosa. Credo che la questione ecologica sia l'argomentazione più solida a sfavore della Paleo, la quale non è un regime alimentare, ricordiamolo, e soprattutto non è una dieta definita in maniera netta. All'interno dei sostenitori della paleo vi sono varie discussioni circa la legittimità o meno di alcuni alimenti. Io stesso, nel mio piccolo, mi trovo bene con le variazioni che si adattano al mio corpo. La stessa questione della dieta paleo "iperproteica" in realtà è molto relativa, visto che si possono tranquillamente seguire i principi paleo con un'alimentazione che segue le proporzioni 40% proteine, 35% grassi, 35% carboidrati. Casomai è la dieta occidentale comunemente diffusa ad essere ipercalorica, con il suo 60% di carboidrati. Però le cose vanno affrontate nel modo corretto, anche se l'idea di fondo può essere condivisibile. Le cose che ho scritto sopra si possono rintracciare facendo una ricerca un po' più accurata invece di riprendere le prime cose che si leggono.

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