La dieta Paleo smentita da alcuni scienziati della Georgia State University. La presunta ricostruzione dell’alimentazione seguita dagli uomini delle caverne risulterebbe errata, in quanto gli stessi avrebbero ai tempi mangiato qualsiasi cosa riuscissero a procacciare al fine di assumere le calorie necessarie alla sopravvivenza e alla riproduzione.

L’alimentazione degli uomini delle caverne sarebbe quindi più assimilabile, proseguono i ricercatori statunitensi, a quella seguita al giorno d’oggi dai maiali o dagli orsi. Non quindi in linea con i dettami della dieta Paleo o appunto “dieta del cavernicolo”, sempre più in voga tra personaggi del cinema come l’ex vegana Anne Hathaway, mentre gli esperti suggeriscono una maggiore attenzione agli effetti a lungo termine di simili regimi alimentari.

L’elaborazione dell’alimentazione del momento sarebbe quindi frutto di un mancato approfondimento scientifico. Secondo quanto ha riferito il Dr. Ken Sayers, ricercatore post dottorato presso la Georgia State University:

Attraverso la maggior parte della nostra storia evolutiva, bilanciare la dieta non ha rappresentato un grosso problema. Si trattava semplicemente di assumere sufficienti calorie per sopravvivere e riprodursi.

Quando si prova a ricostruire la dieta dei nostri antenati è necessario guardare a un numero di aspetti, inclusi l’habitat dove vivevano, il cibo potenzialmente disponibile, quanto valido questo cibo fosse in rapporto al contenuto energetico e quanto fosse impegnativo ottenere quel cibo.

Oltre a mancare di un’effettiva ricostruzione scientifica, la dieta Paleo non garantirebbe con certezza particolari benefici neanche rispetto alla prevenzione di malattie legate all’alimentazione. Come ha spiegato il Dr. Sayers:

Gli individui nel corso della maggior parte dell’Età della Pietra non sopravvivevano a lungo. Le aspettative di vita sono elevate al giorno d’oggi, in un numero relativamente alto di aree geografiche. Molte patologie connesse ora o in passato a diete con alto contenuto di grassi ad esempio sono state etichettate dai ricercatori come “malattie del benessere”. Si tratta di patologie che sono emerse semplicemente perché viviamo abbastanza a lungo da permettergli di mostrare i loro effetti.

18 dicembre 2014
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