Negli anni trenta del secolo scorso Clive McCay and Mary Crowell della Cornell University avevano documentato che una drastica riduzione delle calorie introdotte con la dieta raddoppiava la durata di vita dei topi da laboratorio. Da allora, sebbene con risultati non sempre così eclatanti, il principio di fondo è stato confermato innumerevoli volte dagli scienziati: gli animali che mangiano meno vivono più a lungo. Almeno in laboratorio.

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Per quanto riguarda noi umani? Una drastica restrizione calorica come quella imposta ai topi non è pensabile, perché nella vita reale ci sono altre esigenze: fuori da una gabbia, ad esempio, potrebbe esserci il bisogno di combattere d’emergenza un’infezione.

Forse però un compromesso più accettabile esiste, e potrebbe venire dalle cosiddette pratiche di ‘digiuno intermittente’: negli anni quaranta Carlson and Hoelzel presentavano sul Journal of Nutrition i risultati di un esperimento in cui avevano osservato che digiunare un giorno ogni tre aveva allungato la durata di vita di un gruppo di ratti del 20%.

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Il vantaggio di un digiuno a intermittenza è legato però solo alla restrizione calorica o c’è di più? Secondo alcune teorie ci sarebbe effettivamente di più. Per lunga parte della storia dell’uomo brevi periodi di abbondanza di cibo (ad esempio dopo una battuta di caccia andata a buon fine) si alternavano a periodi più lunghi di scarsità di cibo o digiuno, e i nostri geni hanno sviluppato un sistema estremamente efficace per adattarsi a questa situazione.

Il nostro organismo è istintivamente portato a mangiare se il cibo è presente, anche se non abbiamo immediatamente bisogno di energia: in questo modo può “mettere da parte”, durante l’occasionale periodo di abbondanza, quelle calorie sotto forma di tessuto adiposo in previsione di successive privazioni. Allo stesso tempo le cellule del tessuto adiposo cominciano a produrre una serie di molecole pro-infiammatorie che attivano il nostro sistema immunitario, così da utilizzare un po’di quell’energia extra per proteggerci da malattie e infezioni e per riparare e mantenere i tessuti.

Passata l’abbondanza seguiva un periodo di restrizione calorica a cui l’organismo rispondeva con un altro meccanismo di sopravvivenza, noto come risposta adattativa allo stress: ora l’organismo comincia ad utilizzare le sue riserve di tessuto adiposo, e va in modalità di ‘risparmio energetico’ per farle durare più a lungo. La produzione di tutte le molecole pro-infiammatorie del tessuto adiposo diminuisce, e il metabolismo diventa più efficiente.

Torniamo però ai giorni nostri, quando c’è solo abbondanza e non c’è mai privazione: la risposta adattativa allo stress non entra mai in gioco e noi viviamo perennemente in modalità di accumulo. I nostri geni sono però sempre gli stessi, ed ecco che l’accumulo di grasso può diventare illimitato e l’infiammazione perenne, logorando i tessuti e portando a patologie che vanno dall’artrite al diabete, dall’Alzheimer ai tumori.

Ecco che entra in gioco il trucco: la risposta adattativa allo stress può essere innescata ‘fingendo’ un periodo di privazione, mediante una restrizione calorica a intermittenza. Una delle proposte più recenti è la dieta mima-diguno, ideata dal professor Valter Longo della University of Southern California.

Al contrario di molte altre pratiche di digiuno intermittente, che si preoccupano molto di tempi, modi e orari, ma non tanto di cosa mangiare nei periodi di assunzione di cibo, la dieta mima-digiuno prevede invece una dieta molto controllata: poche proteine, pochissima carne, pochissimi zuccheri aggiunti, grassi prevalentemente insaturi, carboidrati prevalentemente da legumi e cereali integrali. Insomma, una dieta ‘da manuale’, con solo un comandamento in più: l’assunzione di cibo va contenuta nell’arco di 12 ore, lasciando le altre 12 libere da ingestione di cibo.

Poi, una volta ogni tanto a seconda delle proprie esigenze, ma sempre sotto il controllo di un nutrizionista o di un medico, si inserisce un periodo di restrizione calorica che ‘mima’ il digiuno, ossia innesca nell’organismo molte di quelle risposte indotte dal digiuno di cui parlavamo prima, ma senza digiunare davvero.

La dieta mima-digiuno sembrerebbe quindi un modello alimentare equilibrato e prudente, ma funziona? Se è per dimagrire, certo aiuta in quanto si introducono meno calorie, ma non si può pensare di seguirla per un periodo limitato nel tempo e poi riprendere l’alimentazione di sempre, o i chili persi torneranno in poco tempo.

Più che per dimagrire, la dieta mima-digiuno è pensata come stile di vita da seguire per sempre. In realtà, nell’uomo non ci sono prove dirette che restrizioni caloriche o digiuni intermittenti allunghino la vita o riducano la comparsa di malattie, ma ci sono diversi indizi promettenti, e in particolare una riduzione dell’infiammazione cronica. Per saperne di più, dovremo dare ai ricercatori ancora qualche anno.

4 aprile 2017
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