Sbarcano in Europa i problemi legati al Dieselgate Fiat. A lanciarsi contro la FCA di Marchionne è il governo tedesco, che ha chiesto all’Unione Europea che vengano ritirati dal mercato veicoli come 500, Doblò e Jeep Renegade.

Il ministro dei Trasporti tedesco Dobrindt preme nello specifico affinché venga assicurato “il richiamo per le presunte violazioni sulle emissioni”. L’Unione Europea potrebbe inoltre decidere per l’apertura di una procedura di infrazione ai danni dell’Italia, come annunciato da Lucia Caudet, portavoce per la Commissione UE per l’Industria:

Abbiamo ripetutamente chiesto alle autorità italiane di presentare risposte convincenti al più presto possibile. Siamo a corto di tempo, perché abbiamo intenzione di concludere i colloqui sulla conformità della Fiat a breve.

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Come ha sostenuto il portavoce del ministro dei Trasporti tedesco la vicenda avrebbe preso il via nel 2015, in seguito al Dieselgate che ha visto coinvolta Volkswagen. Lo stesso Dobrindt avrebbe istituito un’apposita commissione d’inchiesta, che attraverso dei test avrebbe individuato le alterazioni nei dati delle vetture Fiat:

La rivelazione delle manipolazioni VW, nel 2015, il ministro Dobrindt ha istituito una commissione d’inchiesta, che ha lavorato fino a maggio, alla quale sono stati sottoposti moltissimi veicoli. Fra questi anche diversi della Fiat-Chrysler. La risposta senza dubbi dei periti è stata che su questi veicoli fosse utilizzato un meccanismo illegale di spegnimento.

La Commissione ne avrebbe parlato volentieri con la Fiat, ma la Fiat ha rifiutato di collaborare. Alla fine di agosto, il nostro ministero ha inviato i nostri risultati al ministero dei Trasporti italiano e ha consultato la Commissione europea, e coloro che dovevano attivarsi.

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La pretesa di un richiamo delle vetture Fiat rappresenta una richiesta totalmente irricevibile secondo il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Graziano Delrio, che ha affermato:

La richiesta di Berlino è totalmente irricevibile. Non ci sono dispositivi illeciti dimostrati. I tedeschi hanno detto che, tra i dispositivi legali, ci sono alcuni componenti anomali, ma noi abbiamo detto che non è così.

Sono le Autorità di omologazione di ogni Stato che decidono se un dispositivo è lecito o no. Come noi non abbiamo detto niente su Volkswagen, dobbiamo esigere tale regola venga rispettata e che siano le Autorità a decidere. Siccome noi abbiamo rispettato loro, loro devono rispettare noi.

Dura la replica all’iniziativa tedesca da parte del ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti, che attraverso un “tweet” afferma come l’Italia non accetti lezioni da nessuno in tal senso:

Sulle emissioni auto Italia non accetta lezioni: rigore e trasparenza a partire da caso Volkswagen, impegno UE è test su strada in 2017.

Una vicenda che aveva visto nella giornata di ieri un precedente e duro botta e risposta tra Dobrindt e il ministro dello Sviluppo Economico italiano Calenda. Secondo il ministro dei Trasporti tedesco, in base a quanto dichiarato al quotidiano Bild am Sonntag:

Da mesi le autorità italiane sapevano che secondo l’opinione dei nostri esperti FCA usava dispositivi di spegnimento illegali.

Non si è fatta attendere la risposta del ministro dello Sviluppo Economico Carlo Calenda, che ha rivolto un messaggio senza mezzi termini al governo tedesco:

Berlino, se si occupa di Volkswagen, non fa un soldo di danno.

16 gennaio 2017
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