Un diesel nuovo, diverso, sostenibile. “Green” è chiaramente un modo per raccontare la sua provenienza e il suo impatto sull’ambiente, ma c’è dell’altro nella storia che porta al nuovo Eni Diesel +: c’è un ripensamento della catena di raffinazione, c’è un balzo in avanti nella componente rinnovabile inclusa e c’è una prospettiva che si apre.

Il diesel verde sostituisce il diesel blu presso 3500 Eni Station a partire dal 18 gennaio, diventando il nuovo carburante “premium” a disposizione degli utenti italiani. Il balzo in avanti è importante sotto molti punti di vista (occupazionali ed in relazione alle prestazioni motore), ma il profilo più interessante è quello celato dietro quel “green” che identifica il nome del nuovo carburante.

Eni diesel+ nasce dalla tecnologia proprietaria Ecofining, la cui descrizione è racchiusa in una decina di brevetti ed in 180 milioni già investiti per la conversione della raffineria di Marghera. L’idea nasce una decina di anni fa, quando i ricercatori di San Donato Milanese hanno aperto i cantieri per una nuova idea di biodiesel; le imposizioni provenienti dalle direttive europee hanno fatto il resto, decretando una quota minima di biocarburanti e di emissioni da raggiungere entro la soglia del 2020. Grazie alla tecnologia Ecofining si è potuto fare addirittura di più di quanto previsto dalle normative: fin da oggi sarà possibile accedere ad un biodiesel con una componente rinnovabile pari al 15%, superando ampiamente il “blending wall” oltre il quale le case automobilistiche non garantiscono la salubrità del mezzo.

 

Il nuovo Green Diesel nasce da un innovativo processo di idrogenazione degli oli vegetali che consente di dar vita ad un diesel prodotto in laboratorio. Quest’ultima componente in futuro potrà ulteriormente cambiare, aprendo a biomasse e alghe, differenziando così la materia prima in entrata al netto di un prodotto finito definitivamente migliore sotto ogni punto di vista. Le percentuali raccontano una storia ancor più interessante: sebbene il limite attuale imposto dalle direttive sia pari ad una componente rinnovabile pari al 5%, il Green Diesel va fin da oggi al 15% e potenzialmente sarebbe in grado di andare anche oltre. Fino al 100%, spiegano i tecnici Eni, se non fosse che specifiche normative impongono invece precisi parametri che vincolano a queste percentuali la quota massima raggiungibile (in assenza di deroghe non si potrà andare oltre, ma la ricerca ha già chiaramente spiegato di poter fare ancora di più).

Il risultato è un additivo trasparente che rende la miscela Green Diesel di colore più chiaro. Dietro al colore paglierino del combustibile si celano:

  • Maggior stabilità chimica e piena compatibilità con motori a diesel fossile;
  • Idrorepellenza, pertanto impossibilità di combinarsi con l’acqua e cancellazione di quella contaminazione batterica che si rende nel tempo deleteria per i filtri dei veicoli;
  • Alto numero di cetano (l’omologo diesel del numero di ottano), migliorando le performance e riducendo pertanto i consumi.

Ma c’è altro: una minor quantità di aromatici, poliaromatici e zolfo, unitamente ai minori consumi, determinano il vero risvolto “green” del carburante. Eni diesel +, spiegano le misurazioni del Politecnico di Torino, vale una riduzione del 5% nella produzione di CO2, un abbattimento del particolato fino al 20% (misurazione a monte di qualsivoglia filtro-antiparticolato), un taglio del 40% della CO ed un acaduta del 40% degli idrocarburi incombusti. Ne giova la rumorosità del veicolo (2 decibel in meno), la salute del motore, la potenza erogabile ed in definitiva si rende più conveniente da parte del consumatore finale un comportamento maggiormente in linea con i principi espressi dai documenti della COP21 di Parigi.

È ormai chiaro a tutti come un taglio definitivo alle emissioni possa giungere soltanto da azioni di sistema per un nuovo modo di pensare la mobilità, ma la ricerca scientifica ha dimostrato come si possa lavorare sui carburanti fossili per arrivare progressivamente a nuove formulazioni estremamente più sostenibili. Il nuovo Green Diesel è un passo in questa direzione, nella consapevolezza per cui nei laboratori Eni già sono avviati esperimenti che esplorano orizzonti ulteriori. Se la componente rinnovabile potrà ulteriormente aumentare, e se le emissioni potranno ulteriormente ridursi, potrebbero aprirsi nuove prospettive che trasformerebbero la percezione stessa della parola “diesel” proprio nel suo periodo di peggior reputazione.

15 gennaio 2016
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