Diabete di tipo 2: lo smog aumenta il rischio di manifestarlo

L’inquinamento dell’aria sta raggiungendo livelli sempre più preoccupanti, specialmente nelle grandi città e nelle aree di forte urbanizzazione. Proprio l’inquinamento dell’aria è alla base dello sviluppo di determinate patologie che spesso colpiscono il sistema respiratorio umano.

Adesso un nuovo studio ha scoperto che l’inquinamento atmosferico non è responsabile soltanto delle malattie respiratorie, ma potrebbe influire anche sull’esporre maggiormente al rischio di incorrere nel diabete di tipo 2. Gli esperti della Washington University hanno indicato che la correlazione tra smog e maggior rischio diabetico si evidenzia anche a livelli di concentrazione (in relazione agli inquinanti aerei) considerati sicuri.

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Secondo i ricercatori ogni anno si ammalano di diabete più di 3 milioni di pazienti proprio a causa di inquinamento atmosferico. Se a tutto ciò si aggiungono conseguenze come lo scompenso cardiaco, l’aumento dei casi di obesità e stili di vita non sani, si comprende come il fenomeno sia davvero molto pericoloso.

Gli scienziati della Washington University hanno riscontrato come l’inquinamento dell’aria possa avere un ruolo significativo nella riduzione della produzione di insulina da parte dell’organismo. I ricercatori hanno esaminato il particolato presente nell’atmosfera e hanno visto come queste particelle di smog, oltre ad entrare nei polmoni e nel flusso sanguigno, provocando malattie cardiache, renali, ictus e possibilità di tumori, determinano infiammazione.

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Questo stato di infiammazione impedirebbe al corpo di trasformare il glucosio in energia e ridurrebbe la produzione di insulina. Studiando modelli statistici per calcolare la percentuale del rischio di sviluppare diabete di tipo 2 in relazione all’inquinamento gli studiosi hanno visto che proprio lo smog sarebbe responsabile del 14% di nuovi casi di malattia ogni anno. I dati dello studio sono stati pubblicati sulla rivista The Lancet Planetary Health. Il dottor Al-Aly ha dichiarato:

Abbiamo riscontrato un aumento del rischio anche a bassi livelli di inquinamento atmosferico, con le soglie attualmente considerate sicure dall’Epa e dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. Tutto ciò è molto importante, perché molti gruppi industriali sostengono che i livelli attuali sono molto rigidi e dovrebbero essere modificati. Le prove, invece, mostrano come i livelli attuali non siano ancora sicuri e proprio per questo dovrebbero essere rafforzati.

2 luglio 2018
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