Prosegue il dibattito intorno al futuro della detrazione IRPEF del 55% per chi effettua interventi di riqualificazione energetica sugli immobili. L’ultima proposta arriva da ANIEM (Associazione Nazionale Imprese Edili) e chiede, a sorpresa, di rendere più selettiva l’agevolazione, riservandola soltanto a determinate categorie di edifici.

L’associazione, che rappresenta circa 8.000 imprese edili di tutta Italia, chiede in pratica di mantenere al 55% l’aliquota della detrazione fiscale, ma di destinarla esclusivamente agli edifici di pregio situati nei centri storici, o a quelli non più vecchi di 20-30 anni, escludendo in sostanza tutta l’edilizia del dopoguerra senza pregio.

Secondo ANIEM, infatti, il bonus fiscale è stato solo apparentemente un vantaggio per l’edilizia. «Gli interventi messi in campo – scrive l’associazione in un comunicato – poco hanno a che fare con l’edilizia in senso generale, ma molto con gli impianti o gli infissi, non generando un vero sostegno di sistema, ma solo di alcuni settori».

Per questo il gruppo chiede di restringere il tipo di immobili aventi diritto all’agevolazione, escludendo completamente l’edilizia post-bellica senza pregio e premiando, invece, gli immobili di valore storico o quelli semi-recenti, costruiti non più di 30 anni fa. A restare fuori dall’incentivo, dunque, sarebbe oltre il 70% dell’edilizia italiana, quella cioè risalente al periodo compreso tra il secondo dopoguerra e l’inizio degli anni ’70.

Se il futuro sta nella rigenerazione degli asfittici sistemi urbani, riducendo il consumo del territorio e spingendo la riqualificazione attraverso la demolizione e ricostruzione – chiede il vicepresidente di ANIEM, Lapo Borghi – che senso ha incentivare l’investimento in risparmio energetico in edifici che diversamente dovrebbero essere demoliti e che non garantiscono sicurezza dal punto di vista strutturale o impiantistico?

Intervenire in modo generalizzato sulla riqualificazione energetica e sulle prestazioni termiche di immobili vecchi e “irrimediabilmente energivori» sarebbe invece, secondo l’associazione di imprese edili, semplicemente «insensato». Meglio, piuttosto, «coniugare sostenibilità e redditività degli investimenti con obiettivi sociali e ambientali realmente perseguibili”.

La maggiore selettività della detrazione permetterebbe inoltre, secondo ANIEM, di evitare i tagli previsti dalla manovra finanziaria “bis”, che stabilisce una riduzione dell’aliquota del del 5% nel 2012 e del 20% dal 2013, a meno che il Governo non riesca a varare la riforma fiscale entro il 30 settembre 2012.

La provocazione di ANIEM giunge un po’ a sorpresa nel dibattito sul destino del 55%, dal momento che altre associazioni di categoria, a partire da Confindustria e R.Ete Imprese Italia avevano chiesto, nei giorni scorsi, di prorogare il bonus fiscale per le ristrutturazioni energetiche, senza distinzione tra le varie tipologie di immobili.

28 settembre 2011
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