La detrazione del 55% per gli interventi di riqualificazione energetica degli edifici comporterà un saldo positivo per l’Italia di oltre 9 miliardi di euro. Più nel dettaglio, l’Italia beneficerà di un attivo di 9.051 milioni di euro grazie alle maggiori entrate fiscali garantite dall’incentivo.

A fornire il dato è stato il Cresme (Centro Ricerche Economiche, Sociologiche e di Mercato per l’Ediliza e il Territorio), che ha realizzato uno studio sul mercato italiano delle costruzioni. L’indagine è stata presentata a Milano in occasione dell’assemblea generale di Uncsaal, l’associazione che, in seno a Confindustria, rappresenta la filiera produttiva dell’involucro edilizio.

Le stime del Cresme, dunque, confermano ancora una volta il valore economico del bonus fiscale per l’efficienza in edilizia, e sottolineano il rischio che incomberebbe sull’intero settore se la misura, in scadenza il 31 dicembre prossimo, non venisse prorogata per almeno un triennio.

Una mancata conferma del provvedimento o un suo forte depotenziamento – avverte il presidente diUncsaal, Corrado Bertelli – può provocare, già nel 2012, una contrazione del 27% del mercato italiano dei serramenti, con la conseguente perdita di 10.000 posti di lavoro e la chiusura di centinaia di aziende.

In ballo, insomma, non ci sono solo gli obiettivi europei di efficientamento energetico, ma anche aspetti finanziari e occupazionali. Per questo l’assemblea Uncsaal ha votato all’unanimità una mozione che chiede al Governo Monti di confermare il 55% per i prossimi anni.

In particolare, gli imprenditori chiedono al nuovo Esecutivo di non abbassare l’aliquota detraibile (ipotesi paventata più volte dal precedente Governo, ndr) e di prorogare l’agevolazione per almeno 4 anni, fino alla fine del 2015. Uncsaal, infine, vorrebbe estendere il provvedimento anche ai beni non strumentali e permettere al contribuente di recuperare il credito in un arco temporale variabile dal 5 ai 10 anni.

23 novembre 2011
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