Una delle più inquietanti conseguenze dei cambiamenti climatici, insieme allo sciogliersi dei ghiacci, è l’avanzata inarrestabile della desertificazione, che colpisce in particolare le zone dell’Africa Sub-Sahariana. La stessa zona, oggi colpita da danni sempre più gravi -su tutti la carenza dell’acqua- potrebbe rivelarsi allo stesso tempo la soluzione alla grande minaccia dei nostri giorni.

Non è nuova la suggestiva idea di impiantare sulla superficie desertica una miriade di pannelli solari. L’ipotesi, in questi termini evidentemente irrealizzabile se non altro per i costi, è però al centro del lavoro di DESERTEC, una fondazione che punta a coordinare e supportare qualsiasi azienda, ente o realtà impegnata in questo ambizioso progetto.

“Nell’arco di sei ore il deserto riceve tanta energia quanta ne produce l’intera umanità in un anno” è la frase ad effetto che si legge sul sito della fondazione.

Più concreta, ma comunque entusiasmante, la stima data dallo studio svolto dal Centro Aerospaziale Tedesco (DLR), secondo cui delle centrali termodinamiche disposte su meno dello 0,3 per cento della superficie dei territori del solo MENA (Medio Oriente – Nord Africa) potrebbero coprire la domanda dell’Europa e dello stesso MENA.

La tecnologia di produzione sarebbe infatti non quella fotovoltaica, ma solare termodinamica a concentrazione (un sistema di specchi in grado di concentrare il calore in un solo punto, per la produzione dell’energia tramite turbine e generatori). Ad essa, nelle zone più favorevoli (come in Marocco), sarebbe poi accostato un sistema di produzione eolico.

La maggiore intensità delle radiazioni solari nelle zone desertiche sarebbe dunque in grado di compensare abbondantemente la perdita di energia provocata dal “trasporto” in Europa, che sarebbe di circa il 10/15 per cento.

Inoltre, stando alle previsioni della stessa DESERTEC, parte dell’energia prodotta insieme ad un normale surplus di calore dato dal funzionamento delle centrali, permetterebbero di alimentare un sistema di desalinizzazione dell’acqua oceanica, risolvendo così in buona parte anche il problema idrico della zona di produzione.

Per quanto riguarda infine il “tallone d’Achille” dell’energia solare, la discontinuità della fornitura, la fondazione prefigura dei sistemi locali di stoccaggio di calore in “serbatoi di sali fusi” che possano alimentare le turbine anche di notte.

11 maggio 2009
I vostri commenti
francesco, lunedì 20 luglio 2009 alle18:26 ha scritto: rispondi »

purtroppo il nostro paese non spicca oggigiorno per grande lungimiranza energetica, sia per l'intenzione di puntare al nucleare, che anche laddove riuscisse ad essere sicuro, presenta comunque l'irrisolto e gravissimo problema delle scorie (che per giunta, secondo molti studi, rende questa tecnologia decisamente antieconomica), sia per il ruolo di freno che ha svolto sia in Europa che in sede G8 nelle tratative per affrontare il problema climatico. ti segnalo anche quest'articolo, http://www.enel.it/?attivita/novita_eventi/archivio_novita/mochovce_luglio09/ che mostra quanto l'Enel sia protagonista e beneficiaria di queste scelte..

Sergio Pacillo, domenica 19 luglio 2009 alle17:59 ha scritto: rispondi »

Nel frattempo, l'Italia, imperterrita, insiste nella decisione di voler costruire le sue quattro centrali nucleari.

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