Anche stavolta sembra che la paura di forti penali da pagare all’Europa non sia bastata a smuovere il Paese dal suo torpore, per lo meno non in tempo. Scatta in questi giorni l’allarme, segnalato da Erasmo D’Angelis, responsabile della struttura di missione contro il dissesto idrogeologico e per lo sviluppo delle infrastrutture idriche, presso il Governo.

Reduce dal convegno “Stati Generali Acque Pulite”, organizzato a Roma dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri tramite “Italia Sicura“, la struttura della quale è a capo D’Angelis, ha annunciato che:

L’Italia deve recuperare. Non ci sono più deroghe ma solo sanzioni: ci sono 2.500 comuni fuori legge. Nel 2016, tra gennaio e dicembre, scatta la tagliola da 485 milioni all’anno fino a che non ci si mette in sicurezza.

Il 2015 è l’anno in cui era stata fissata la scadenza del primo termine della direttiva 91/271/CEE sul trattamento delle acque reflue. Ecco che a meno di un anno dall’esame dell’UE, previsto per il 2016, cominciano le preoccupazioni.

A dir la verità nel 2012, con il Governo Monti, una delibera del CIPE (Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica), la 60/2012, aveva già deciso lo stanziamento di 1,7 miliardi di euro di fondi FAS (Fondo per le Aree Sottoutilizzate), fondi che al momento sono bloccati e come riferisce il ministro dell’Ambiente, Gian Luca Galletti:

I progetti in corso di realizzazione sono solo 32 su 182, per un valore di 148 milioni, l’8% del totale.

Come asserisce con forza D’Angelis devono essere sbloccati e bisogna utilizzare anche quei 2,7 miliardi di euro della programmazione 2007-13 (fondi europei e FSC – Fondi per lo Sviluppo e la Coesione). Attualmente investiamo in infrastrutture idriche, 34 euro per abitante, che sono 28 quando la gestione è in mano ai Comuni. Con questi numeri siamo in fondo alla classifica europea, bisognerebbe arrivare almeno a 50 euro l’anno per cittadino.

Non agire comporterà, oltre che multe salatissime, anche la perdita dei 130 miliardi stimati per i vantaggi conseguenti agli interventi. Come ha commentato Galletti:

Il problema è riuscire ad avere più controllo e monitoraggio, e naturalmente la programmazione.

È la programmazione il nostro punto dolente, trovare le risorse non è l’aspetto più difficile. Non ci ricordiamo a sufficienza che agire in emergenza costa 7 volte quello che servirebbe per la prevenzione.

Sarebbe importante agire anche per un miglioramento della qualità dell’acqua, perché come ricorda D’Angelis:

Nove milioni di italiani hanno problemi di qualità e quantità nelle forniture idriche, e la dispersione d’acqua nelle reti è sempre al 37% circa, dato che sale al 50% al sud.

Per dare ordine e trasparenza ai lavori intanto è stato realizzato un nuovo portale per il monitoraggio sugli investimenti idrici (www.acqua.gov.it), che tratta soprattutto di depuratori e di investimenti pubblici. Insieme a uno spot per la tv hanno anche lo scopo di annunciare un impegno concreto a tutti i cittadini, ma anche e soprattutto all’Europa.

25 marzo 2015
Immagini:
Lascia un commento