Troppa luce artificiale nelle durante la notte potrebbe causare la depressione. È la tesi di un gruppo di ricercatori americani che hanno pubblicato sulla rivista Molecular Psychiatry i risultati condotti su femmine di criceto esposte a luce artificiale debole nelle ore notturne.

Le femmine sono state scelte perché, nei roditori come nella specie umana, sono i soggetti naturalmente più inclini a manifestare fenomeni depressivi, mentre i bassi livelli di illuminazione sono stati impostati in modo da simulare le condizioni di inquinamento luminoso tipiche di molte città industrializzate.

La ricerca ha dimostrato che, dopo 40 giorni di esposizione alla luce artificiale, nei roditori aumenta la concentrazione della proteina TNF, che normalmente l’organismo produce in reazione a lesioni o infiammazioni. Quando i livelli di TNF aumentano in assenza di problemi di questo tipo, spiegano i ricercatori, la proteina potrebbe avere un ruolo nel favorire la depressione.

Lo studio ha inoltre confermato che l’inquinamento luminoso interferisce con la produzione di melatonina, un ormone con proprietà antiossidanti, molto importante nella regolazione dell’alternanza veglia-sonno e in generale nei ritmi circadiani. Un altro fattore, sostenigono i ricercatori, che potrebbe avere effetti a lungo termine sull’umore. Spiega Tracy Bedrosian, il primo firmatario dello studio:

I risultati che abbiamo riscontrato nei criceti sono coerenti con ciò che sappiamo sulla depressione negli esseri umani.

I sintomi, comunque, sembrano scomparire non appena vengono ripristinate le naturali condizioni di oscurità. Otto ore di buio completo, in particolare, sembrano essere sufficienti a riportare i criceti alla normalità. Nelle scorse settimane, un’altra ricerca, condotta direttamente su pazienti umani, aveva evidenziato il possibile ruolo della luce artificiale notturna nella comparsa di alcune forme tumorali.

27 luglio 2012
I vostri commenti
Marco Marangone, venerdì 3 gennaio 2014 alle12:42 ha scritto: rispondi »

I normali ritmi biologici degli esseri umani vanno rispettati. Chi soffre di insonnia avrà probabilmente gli stessi problemi (la causa non è della luce artificiale) perché il sistema endocrino è turbato nella sua regolare attività svolta durante il sonno (in questo caso insufficiente). Lo studio dell'Università la Sapienza fatta per conto dell'ENEA nel 2012 rivela che negli ambienti diurni abbiamo il problema opposto: scarsa esposizione a luce fredda per chi lavora in ambiente chiuso soprattutto d'inverno, non attiverebbe sufficientemente il comando "di veglia" nel meccanismo circadiano e la produzione di melatonina non verrebbe inibita a sufficienza. Nel nord Europa, la luce artificiale fredda è strumento di terapia per compensare la scarsa esposizione alla luce (ciclo diurno del cortisolo) dovuta alle brevi durate di luce diurna invernale. Poiché si dorme di notte, il problema dell'illuminazione artificiale che potrebbe interferire con i cicli della melatonina, concerne i comportamenti che abbiamo e le fonti di emissione domestica.

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