Sogin ha consegnato a ISPRA la Carta Nazionale delle Aree Potenzialmente Idonee (CNAPI) a ospitare quello che sarà il deposito nazionale con relativo Parco Tecnologico. Il documento è stato aggiornato con gli approfondimenti tecnici che il Ministero dello Sviluppo economico e quello dell’Ambiente avevano chiesto il 16 aprile, a più di un mese da quando l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale aveva annunciato la consegna della sua relazione su quella che era una proposta.

Dall’ISPRA nei prossimi giorni il faldone da 5.000 pagine passerà ai due ministeri che dovranno deliberare e dare il via libera alla pubblicazione della Carta, presumibilmente si andrà almeno a luglio. Dopo la pubblicazione ci saranno 4 mesi di consultazione pubblica e quindi un seminario nazionale.

La costruzione dovrebbe iniziare nel 2020 e il deposito dovrebbe essere attivo dal 2024 occupando 1.500 persone solo nei cantieri, per un costo totale di 1,5 miliardi di euro, mentre durante l’attività del centro dovrebbero essere impiegate circa 700 persone. Cosa sarà realmente destinato ad essere contenuto e stoccato in questo deposito? Lo spiega la Sogin, che dalle pagine del suo sito fa sapere:

Il Deposito è una struttura con barriere ingegneristiche e barriere naturali poste in serie, progettata sulla base delle migliori esperienze internazionali e secondo i più recenti standard AIEA (Agenzia Internazionale Energia Atomica) che consentirà la sistemazione definitiva di circa 75 mila metri cubi di rifiuti di bassa e media attività e lo stoccaggio temporaneo di circa 15 mila metri cubi di rifiuti ad alta attività.

Dei circa 90 mila metri cubi di rifiuti radioattivi, il 60% deriverà dalle operazioni di smantellamento degli impianti nucleari, mentre il restante 40% dalle attività di medicina nucleare, industriali e di ricerca, che continueranno a generare rifiuti anche in futuro.

Per il progetto l’Italia ha studiato realtà come quella francese nella regione dell’Aube, dove un enorme deposito sorge al centro di un bosco circondato dalla campagna dello Champagne.

La costruzione all’inizio fu imposta, ma i cittadini della zona poi si sono abituati, rivalutando i vantaggi offerti in termini sia di compensazioni che di indotto e dove la stretta collaborazione tra Andra, società pubblica corrispondente a Sogin in Italia, e gli amministratori locali che vengono coinvolti in ogni decisione, li ha tranquillizzati giorno per giorno. Tant’è che è appena stata accettata di buon grado la decisione di raddoppiare l’area del deposito.

Nel nostro Paese la speranza è che convincendole dagli stessi vantaggi e da un livello anche maggiore di sicurezza, alcune realtà si facciano avanti volontariamente mettendo da parte timori e perplessità.

17 giugno 2015
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Federico Suarez, martedì 23 giugno 2015 alle18:32 ha scritto: rispondi »

Incredibile, nonostante i cittadini italiani siano schierati contro il nucleare, siamo ancora pieni di scorie radioattive. Per l'occasione vi segnalo un bellissimo video di focus, che sul nuovo numero tratta l'argomento con la consueta professionalità, per capire meglio cosa accade con lo smaltimento

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