Un sorriso smagliante non è solo un irresistibile biglietto da visita, ma anche il primo segnale di benessere e salute dell’organismo. Le condizioni del cavo orale, infatti, si ripercuotono sul resto del corpo, a volte provocando anche conseguenze da non sottovalutare. Per questo motivo, un’igiene attenta e quotidiana è fondamentale per assicurare un fisico in forma. E, tra spazzolino e filo interdentale, è necessario sempre monitorare la formazione del tartaro, un disturbo che non rappresenta unicamente un problema estetico. Perché si forma, tuttavia, e come è possibile eliminarne l’accumulo?

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Di seguito, alcune informazioni sulla formazione del tartaro, sulla sua prevenzione e, non ultimo, sulle modalità di rimozione più diffuse. Prima di cominciare, però, è bene specificare come le condizioni del cavo orale debbano essere sempre monitorate dal dentista di fiducia, seguendo alla perfezione i calendari di controllo e sottoponendosi a pulizia professionale secondi i ritmi previsti dallo specialista. Questo perché sottovalutare la presenza di tartaro può portare a problematiche, anche gravi, per la salute dei denti: i dettagli qui forniti, di conseguenza, hanno solo carattere illustrativo.

Tartaro: come si forma e prevenzione

Per tartaro si intende un deposito solido, e particolarmente resistente, che si viene a formare sia per l’azione della placca batterica che per i sali di calcio presenti nella saliva. Composto principalmente da sali inorganici – quali fosforo, sodio e appunto calcio – tende a fissarsi allo smalto dei denti, soprattutto a ridosso con le gengive.

Di colore generalmente giallognolo – tonalità che può variare anche a seconda degli elementi con cui entra in contatto, quali il fumo oppure un frequente sanguinamento gengivale – il tartaro può presentarsi in due modalità distinte. Quello sopragengivale, il più comune, tende ad accumularsi attorno l’orlo della gengiva, crescendo progressivamente e coprendo parte dello smalto dei denti. Oltre al danno estetico, la sua presenza potrebbe incentivare la proliferazione batterica, prima responsabile della carie, nonché causare un recesso delle gengive. Quello sottogengivale, così come suggerisce il nome, si deposita invece nelle cavità profonde delle gengive e, sebbene non sia immediatamente visibile, può essere molto dannoso: può infatti portare alla formazione di tasche, queste ultime ricolme di batteri, in grado di compromettere la normale salute paradontale.

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La formazione del tartaro può essere prevenuta e minimizzata con una buona igiene orale. I residui di cibo che si depositano sui denti dopo i pasti vengono facilmente colonizzati dai batteri, i quali depositano una patina incolore sullo smalto dentale. Questa, calcificandosi a contatto con i sali presenti nella saliva, tende nel tempo a solidificarsi e dar luogo proprio al tartaro. Per ridurre tale processo, è quindi necessario lavare i denti dopo ogni pasto: l’azione di spazzolino e dentifricio aiuta a rimuovere gli eccessi di placca, mentre filo interdentale e scovolino permettono di eliminare i depositi alimentari tra un dente e l’altro.

Tartaro: come si rimuove

Il tartaro si manifesta sotto forma di un calcolo resistente e particolarmente adesivo, talmente solido da essere praticamente remota la possibilità di un’eliminazione domestica. L’unico metodo efficace per rimuoverlo, infatti, è la pulizia professionale dal dentista: sfruttando la vibrazione generata da appositi strumenti agli ultrasuoni, il tartaro viene staccato dallo smalto e quindi eliminato. Inoltre, solo un intervento da parte dello specialista permette di individuare, e quindi rimuovere, il tartaro sottogengivale, poiché solitamente nascosto alla vista. Considerato come questo residuo tenda a formarsi di continuo, è inoltre indicato sottoporsi ciclicamente all’operazione di ablazione e detartrasi, anche più volte l’anno, secondo il calendario consigliato dal professionista.

Così come per altre problematiche relative a denti e gengive, nei secoli sono stati tramandati i più disparati rimedi naturali per la rimozione del tartaro, anche se solitamente di scarsa efficacia. Questi ritrovati naturali, infatti, più che agire sull’eliminazione di calcoli e residui tendono a migliorare l’igiene orale generale: il loro effetto, di conseguenza, è perlopiù preventivo. Ad esempio, il consumo di alimenti ricchi di vitamina C, quali arance e fragole, può limitare l’azione dei batteri all’interno del cavo orale, sia data la loro lieve acidità che rafforzando il sistema immunitario. Ancora, pare che il bicarbonato di sodio possa ridurre l’azione della placca batterica e ritardare la formazione di calcificazioni di tartaro, anche se il rimedio dovrebbe essere sfruttato solo saltuariamente poiché potrebbe intaccare lo smalto dei denti. Vi è poi chi suggerisce di ricorrere a infusi di foglie di prezzemolo e salvia, attive nel rimuovere il microfilm batterico, oppure alla guava. Utili potrebbero risultare, infine, anche risciacqui e collutori naturali a base di aloe vera, quest’ultima dal potere rinfrescante e antibatterico.

12 marzo 2017
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