I danni della marea nera nel Golfo Del Messico si registrano anche a due anni dall’incidente. E purtroppo coinvolgono i delfini, rinvenuti sempre più debilitati e affetti dalle più svariate patologie. È questo quel che rivela uno studio condotto su 32 esemplari nella baia di Barantaria, pubblicato dalla National Oceanic And Atmospheric Administration.

L’incidente alla piattaforma petrolifera Deepwater Horizon ha riversato in mane oltre quattro milioni di barili di petrolio. Dall’agosto del 2010 i team governativi del Natural Resource Damage Assessment (NRDA) conducono ricerche per stabilire quali siano le reali conseguenze sulla biodiversità. Oltre la metà di 32 delfini esaminati sono stati rinvenuti in pessime condizioni, con oltre il 17% dichiarati irrecuperabili o “non capaci di sopravvivere”.

Per stilare le caratteristiche della salute dei delfini, i loro parametri vitali sono stati confrontati con una popolazione sana di Sarasota Bay, utilizzata come gruppo di controllo. Oltre 15 dei delfini rilevati vicino alla marea nera presentavano problemi di salute grave, contro solo uno invece rinvenuto in acque sane. Tra le patologie più diffuse problemi ai polmoni, valori ormonali alterati, dimagrimento improvviso, infezioni alle pinne e molto altro ancora. Così spiega Lori Schwacke, comandante dei NOAA Centers For Coastal and Ocean Sciences:

Non ho mai visto una prevalenza così alta di animali malati e con condizioni così inusuali, come anormalità per gli ormoni surrenali.

Non è però dello stesso avviso la British Petroleum (BP), la società proprietaria dell’impianto sotto accusa, che dalle pagine del Wall Street Journal sottolinea come la NOAA “non abbia ancora fornito a BP dati che dimostrino come la scarsa salute dei delfini sia causata dall’esposizione al petrolio”. Una giustificazione che si legherebbe a un cavillo interpretativo, perché già dal 2010 sono state scovate morti sospette nell’area e non è quindi da escludere che vi siano “fattori stressogeni pregressi”, tali da rendere i delfini più sensibili all’esposizione al petrolio.

Per rispondere a queste ipotesi, i ricercatori hanno quindi raccolto dati su altri componenti chimici possibilmente disciolti in acqua e provenienti da altre attività umane. In questo caso, però, non solo i livelli nella baia della Louisiana sarebbero molto bassi, ma addirittura la popolazione sana di Sarasota Bay sarebbe esposta quotidianamente a inquinanti maggiori. Di conseguenza, a debilitare i delfini della marea nera è stato probabilmente proprio il riversamento nell’oceano di carburante.

20 dicembre 2013
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martyna, lunedì 20 gennaio 2014 alle20:54 ha scritto: rispondi »

maledetto petrolio! poveri delfini! ... il mondo cade a pezzi ... questo è quello che accade!

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